UNA MATTINA AL CAIRO

Recensione di AMIRA KELANY

Una mattina al Cairo ti svegli e trovi un occhio, vivido, lacrimevole e lacrimante, come caduto per puro caso dal volto di qualcuno che potresti essere anche tu. Una mattina al Cairo decidi di lasciare tutto, casa, figlio, compagno e immagini, per accettare di partecipare a un grant che potrebbe cambiarti la vita o renderla, quantomeno, un’altra vita. Una mattina al Cairo decidi che è giunto il momento di rendere concreta la tua passione di bambino per le miniature, per la maquette, accettando un incarico surreale e dallo scopo realistico e reale di riprodurre una città del passato in un presente futuristico. Una mattina al Cairo una Miss dai miti consigli, dall’accento straniero e dall’aura stregonesca supervisiona ogni singolo progetto e intenzione di quella mattina al Cairo, senza che nessuno ne possa trovare, o anche solo immaginare, il bandolo della matassa. Solo pochi personaggi a rimaneggiare le complicate, eppure lineari, trame e storie di un romanzo visionario e distopico, sempre si possa definire lineare un tempo privo di continuità fisicamente determinabile. È necessario aggiungere al “pochi personaggi” “quanti pochi personaggi?”, e la domanda non è pleonastica, quanto piuttosto parte integrante di un romanzo che non lascia spazio alla sequenza narrativa in quanto tale, ma che dobbiamo ricostruire grazie alle sovrapposizioni artistiche, linguistiche e metanarrative dell’autore, magistralmente rese dalla traduttrice, in uno schema narrativo completamente scardinato ma, al tempo stesso, perfettamente coerente. Lo stile diventa parte integrante dello scopo finale, narrativa, storia e volontà finale del testo si fondono in maniera talmente fluida da non saper più distinguere quale sia funzionale all’altra. Una Cairo che soccombe a se stessa e alla sua maquette, morendo e sopravvivendo più e più volte, è lo specchio di personaggi che rivivono e muoiono ripetutamente per non perpetuare il proprio destino, o forse perchè è ineluttabile farlo, mentre tutti osservano se stessi inconsapevoli di un unico punto di osservazione. L’input politico passa nettamente in secondo piano mentre la visione si allarga su una condizione umana, sociale e intima profondamente magica, e per magico intendo un idealismo magico che l’Io creatore, o GLI IO CREATORI, sono in grado di riprodurre in macro o micro scale del sé e dell’altro. È un libro ispirato e disperato nel medesimo momento, un andirivieni tra varie scale di Escher ma fra dimensioni diverse. Rendere in italiano un testo di questa portata deve aver richiesto uno sforzo visionario e di immedesimazione attribuibile solo a chi questo testo lo abbia letto, digerito e che da queste parole abbia accettato di farsi schiaffeggiare come io ho accettato di fare leggendolo senza poter prendere fiato, perchè La Maquette del Cairo non lo consente, piuttosto di quel fiato ti priva per replicarlo, moltiplicato o rimpicciolito, solo quando lo decide lei.

La Maquette del Cairo di Tareq Imam, Emuse Editore, 2026, trad. Barbara Benini.

Rispondi

Scopri di più da riveArabe

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere