Tra giustizia e memoria: il viaggio letterario di Ashraf Al-̔Ashmawy

Ashraf Al-̔Ashmawy vince lo Skeikh Zayed Book Award (SZBA) per la categoria Letteratura 2026

Federica Pistono

 Ashraf al-̔Ashmawy (Ašraf al-̔ Ašmāwī o Ashraf Elashmawy) una delle voci più interessanti della narrativa egiziana contemporanea, è nato a Dokki, Giza, nel 1966. Si è laureato in Giurisprudenza all’Università del Cairo. Ha lavorato come magistrato presso i tribunali di primo grado dal 2007 al 2008 e, dal 2007, è membro del Comitato nazionale per il recupero delle antichità egizie trafugate dal Paese. Attualmente lavora come consulente presso la Corte d’appello del Cairo e scrive per diversi giornali. Ha pubblicato numerosi romanzi, per i quali ha vinto importanti premi, e un’opera intitolata Furti legali: storie di furti di antichità egizie, del loro contrabbando e dei tentativi di recupero.

  L’esordio letterario avviene nel 2010 con Zaman al-ḍabā̔ (Il tempo delle iene), un thriller storico ḥBooker Prize arabo del 2013 e tradotta in italiano e in giapponese, al-Murshid (La guida, (2013), che ha vinto il premio come miglior romanzo in un sondaggio tra i lettori di Goodreads, al-Barmān (Il barman) (2014), che ha trovato lettori nelle traduzioni in francese, serbo e inglese.

Nel 2015, Kilāb al-rā ̔ ī (Cani da pastore) vale all’autore il premio per il miglior romanzo storico al Bahrain Cultural Forum. Le sue opere successive, come Taḏkara waḥīda l-l-Qāhirah (Biglietto unico per Il Cairo), del 2016, Saīda Zamālik (La Signora di Zamalek) (2018) e Bayt al-Qubṯiya (La casa della donna copta) (2019), continuano a riscuotere consensi di critica e pubblico. I romanzi Ṣālah Uūrfānīllī (Sala Orfanelli) (2021) e al-Ǧam ̔ iya al-sirriya l-l-muwāṭinīn (La società segreta dei cittadini), del 2022, hanno ulteriormente consolidato la sua reputazione letteraria, con quest’ultimo libro inserito nella sestina del Premio Katara nel 2023. La sua pubblicazione più recente, Mawālīd ḥadīqa al-ḥaīwān, (Nascite nello zoo), del 2024, gli vale lo Skeikh Zayed Book Award (SZBA) per la categoria Letteratura nel 2026.

  La produzione letteraria dell’autore s’impernia sulla rappresentazione critica delle società egiziana tra XX e XXI secolo, traducendosi, grazie alla profonda conoscenza delle dinamiche giuridiche e sociali del paese, in una scrittura attenta alle tensioni tra individuo e istituzioni, tradizione e modernità, in una raffigurazione stratificata della vita egiziana contemporanea, con una chiara focalizzazione sulle disuguaglianze economiche, sulle rigidità burocratiche e sulle contraddizioni del sistema giudiziario. Fin dalle prime opere, infatti, lo scrittore mette in scena personaggi marginali o appartenenti a classi subalterne, spesso intrappolati in meccanismi sociali opprimenti, per esplorare la dimensione urbana dell’Egitto contemporaneo, mostrando come la modernizzazione non abbia sempre eliminato forme di ingiustizia radicate.   In questo senso, la narrativa di al- ̔Ashmawy si accosta alla tradizione del realismo sociale inaugurata da Nağīb Mafūẓ, pur declinandola in chiave più disillusa e talvolta investigativa, grazie anche alla sua esperienza nel sistema giudiziario.

  Da un punto di vista stilistico e tematico, al- ̔ Ashmawy s’inserisce in una linea che combina il realismo sociale con elementi di narrativa giudiziaria e, in alcuni casi, con tratti del romanzo storico. L’influenza di autori arabi moderni come Ṭāhā Ḥusayn è rintracciabile nell’attenzione alla dimensione etica e all’analisi delle istituzioni sociali e culturali, mentre l’impianto narrativo ricorda talvolta modelli occidentali del romanzo d’inchiesta.

  La sua scrittura evita sperimentalismi formali estremi, privilegiando una prosa accessibile ma densa, collocandosi nell’ambito di una narrativa impegnata, che mira a coniugare valore estetico e funzione sociale della letteratura.  

  L’asse narrativo fondamentale è dunque la critica sociale dell’Egitto contemporaneo: disparità sociali, corruzione, immobilità istituzionale e tensioni tra ansia di rinnovamento e attaccamento al passato, sono gli elementi che attraversano tutta la sua narrativa, sia in forma realistica che simbolica.  A questa tematica basilare si affiancano, nei romanzi dell’autore, altri motivi ricorrenti, come i temi della ricerca dell’identità, della frammentazione della verità, della questione della giustizia, intesa non solo come apparato giudiziario ma come principio morale spesso fallibile. Affiora sovente l’idea che la verità processuale non coincida necessariamente con la verità reale o umana.

  Tra i romanzi dell’autore, il solo tradotto in italiano è Toya (Brioschi, Milano, 2021, traduzione di E. Bartuli e G. Longhi), un testo che, pur inserendosi nel solco della narrativa araba contemporanea, si discosta non poco dai canoni classici e dai tòpoi ricorrenti del romanzo egiziano. La storia è quella di Yussef Naghib, un giovane medico, figlio di padre egiziano e di madre inglese. L’esordio dell’opera ricorda un romanzo di formazione: il giovane protagonista, sospeso tra due culture e due mondi diversi, ama la bella vita, è ambizioso e aspira a una carriera importante. A Liverpool, città in cui risiede la madre, frequenta i corsi di dottorato, sognando di tornare al Cairo per aprire colà una casa di cura di lusso per pazienti ricchi. Quando non è impegnato nello studio, frequenta la buona società e intrattiene una relazione affettuosa con Katherine, una ragazza inglese di condizione agiata. Proprio quando la sua vita sembra concretizzarsi in Inghilterra, il protagonista incontra il professor Randall, un medico che gli propone di collaborare alla ricerca su un farmaco destinato a curare la lebbra. Il giovane, che vede nella proposta dello studioso un’importante opportunità lavorativa, parte così per il Kenya, dove dovrà intraprendere le ricerche. Qui lo attendono nuovi incontri volti a segnare la sua vita: la scoperta dell’Africa, e, soprattutto, la conoscenza della bella Toya, una giovane donna appartenente alla tribù dei Kikuyu, con la quale è destinato a vivere un’intensa storia d’amore. In Kenya, però, Yussef non impara soltanto ad amare, ma conosce anche gli effetti dello sfruttamento occidentale sul continente africano, arrivando a scoprire un’organizzazione criminale internazionale impegnata in un ambiguo e crudele commercio di esseri umani.

  La caratteristica più rilevante del romanzo consiste nell’ambientazione: non i vicoli del Cairo, non i villaggi della campagna egiziana, ma il Kenya, con le sue savane lussureggianti, i suoi riti ancestrali, le credenze delle sue tribù. In questo romanzo, l’autore non segue il cospicuo filone della narrativa araba che racconta gli amori, più o meno fortunati, tra uomini arabi e donne europee, ma sceglie di raccontare la passione di un medico anglo-egiziano per una donna kenyota. Novità sicuramente rilevanti per la letteratura araba.

  Un altro romanzo molto noto dell’autore, purtroppo non disponibile in traduzione italiana, è La Signora di Zamalek, un’opera che intreccia abilmente elementi di narrativa storica e motivi di letteratura poliziesca: un grande dramma familiare ambientato in una società al contempo vicina e lontana, con una trama ricca di rivelazioni sorprendenti e colpi di scena idonei a mantenere viva la tensione. Sullo sfondo, si staglia un ritratto vivido e lucido dell’Egitto del XX secolo.

  Nella primavera del 1927, la capitale egiziana è scossa dal raccapricciante omicidio di un noto uomo d’affari ebreo, Solomon Cicurel, assassinato nella sua villa sulle rive del Nilo, nell’elegante quartiere di Zamalek. Si tratta di una rapina finita male, e quattro colpevoli vengono rapidamente arrestati. Il loro processo si conclude rapidamente, con condanne severe e sollievo per la società. Un quinto complice, Abbas, fugge per nascondersi nella sua casa in campagna, in attesa che le acque si calmino, conservando i documenti rubati nella villa, carte che potrebbero condurlo a un tesoro celato in una cassaforte. Abbas abbozza un piano per tornare nella capitale, trovare la cassaforte e arricchirsi. Il primo passo è quello di introdurre nella villa del delitto sua sorella Zeinab, in qualità di dama di compagnia della vedova di Cicurel, Paula.

  La storia di Abbas, dalle umili origini al successo, si snoda sullo sfondo della storia dell’Egitto contemporaneo, abbracciando la Seconda Guerra Mondiale, la rivoluzione del 1952 e l’ascesa di Nasser, la guerra del 1967 e le ere di Sadat e Mubarak. Attraversando il periodo che va dalla fine degli anni Venti agli anni Novanta, l’autore intreccia abilmente storia e finzione, realtà e fantasia.

  Altro romanzo celebre è La casa della donna copta, un’opera volta a esplorare le radici dei conflitti religiosi in ambienti multiculturali e pluriconfessionali, in cui anche la minima scintilla può appiccare un vasto incendio.

  Nader, un giovane magistrato all’inizio della carriera, lascia Il Cairo per un nuovo incarico in un’area rurale dell’Alto Egitto. Nella prima notte nel piccolo paese, una donna misteriosa di nome Hoda si presenta in casa del giudice. In fuga da un marito violento, gravata da un oscuro segreto, appare alla ricerca di una nuova vita, nella speranza di lasciarsi alle spalle un passato angoscioso.

  La situazione di Hoda e Nader si presenta difficile, e le drammatiche circostanze del loro primo incontro preannunciano l’inquietudine che seguirà. Non passa molto tempo prima che le tensioni tra copti e musulmani, già sull’orlo del baratro, degenerino in una serie di omicidi inspiegabili e incendi dolosi. Gli abitanti del luogo attribuiscono i problemi al soprannaturale, e Nader si ritrova invischiato in un pantano di conflitti settari e superstizioni di fronte ai quali si sente inadeguato. Le indagini vengono ostacolate a ogni passo da testimoni non collaborativi e da una polizia ostruzionista. Mentre Nader e Hoda inseguono i miti della felicità e della giustizia, i loro percorsi paralleli si scontrano con le forze dell’ignoranza e della povertà, dell’odio e dell’avidità.

  Nell’opera si percepiscono echi tanto del Diario di un procuratore di campagna di Tawfiq al-Hakim, quanto di Zia Safia e il monastero di Bahaa Taher. Con il romanzo di Tawfiq al-Hakim, La casa della donna copta presenta profili di affinità non solo nella critica sociale e istituzionale, rivolta soprattutto alla burocrazia, alla polizia e alla giustizia, e nell’ambientazione nella provincia egiziana dei ceti marginali, ma anche nel ricorso al tono ironico e distaccato che contraddistingue la narrazione. Con l’opera di Bahaa Taher, invece, le somiglianze possono ricercarsi soprattutto sul piano tematico, nella trattazione dei temi dei rapporti interreligiosi in ambienti rurali e della marginalità sociale, mentre, sul piano formale, lo stile di Taher risulta evocativo e simbolico, quello di al- ̔Ashmawy più realistico e legato agli schemi del romanzo poliziesco. 

  Nascite nello zoo è un romanzo la cui ambientazione ruota intorno a un giardino zoologico, che diventa il centro simbolico della narrazione. Non si tratta soltanto solo un luogo fisico, ma di una lente attraverso cui osservare la società. Il testo si presenta come un’opera allegorica, in cui lo spazio narrativo assume un evidente valore figurativo. Lo zoo appare infatti come metafora della società egiziana, in cui gli esseri umani sono osservati quasi come animali, il potere controlla, divide e manipola gli individui, s’intrecciano storie sovrapposte di personaggi diversi. Attraverso le vicende dei protagonisti, al-̔Ashmawy costruisce, ancora una volta, una potente critica sociale, focalizzando l’attenzione da un lato sulle ingiustizie e sulle disparità sociali, dall’altro sulle dinamiche di un potere che, pur mutando volto nel corso della storia, mantiene inalterata la propria dimensione oppressiva.

  La storia è calata in un’atmosfera inquieta, pervasa da una sensazione costante di controllo e tensione, che rafforza la metafora dello zoo come sistema chiuso, in cui si attua il controllo sistematico degli animali prigionieri.

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