Hot Maroc di Yassin Adnan

Recensione di Barbara Benini

Di questo romanzo non posso che parlare bene: in Hot Maroc, tradotto da A. d’Esposito per Del Vecchio Editore e uscito a maggio 2025[1], Yassin Adnan racconta una bella storia. Non bisogna farsi spaventare dalle quattrocento e passa pagine, perché oltre alle vicende dei vari personaggi che popolano la trama, l’autore ci racconta il Marocco di quel delicato periodo di passaggio dal regno di Hassan II a quello del figlio, l’allora giovane Re Muhammad VI. La prospettiva è quella di una città turistica quale Marrakech, con la sua gente, usi, costumi e le sue contraddizioni. Ma Hot Maroc non è un romanzo storico, la storia fa “solo” da cornice agli avvenimenti sapientemente narrati da Adnan. La dovizia di particolari arricchisce la narrazione, il lettore può visualizzare la Marrakech descritta come indossasse un visore 3D.

Sono giorni di cambiamento quelli che vivono tutti i personaggi del romanzo, passaggi epocali per la storia degli esseri umani, il più importante fra tutti è l’avvento di Internet, che cambierà completamente la vita del protagonista, Rahhal La’awina, lo scoiattolo, come si autodefinisce, con la sua mania di associare a chiunque un alter ego del mondo animale: “Rahhal si era sempre identificato con uno scoiattolo […] in ogni essere umano che gli capitava a tiro, individuava con facilità l’animale che gli si confaceva. […] Valutava la conformazione, la statura […] poi le caratteristiche fondamentali che rendevano più evidente il legame.”[2]

La vicenda ha inizio durante gli anni dell’Università di Rahhal – uno studente di letteratura araba dal carattere invidioso e con un forte bisogno di rivalsa – per poi procedere da quel periodo di scioperi, manifestazioni, lotte tra fazioni e gruppi all’interno dei vari sindacati studenteschi, fino agli anni della maturità, del matrimonio con la compagna di studi, Hassaniyya, conosciuta durante la stesura della tesi di laurea sulla mu‘allaqa di Amru ibn Kulthum e del lavoro all’Internet café.

È ai tempi dell’università che Rahhal sviluppa e affina quella che poi diventerà la sua professione segreta con l’avvento di Internet, ovvero l’abilità di diffamare mettendo in giro voci, per sollevare le persone le une contro le altre, o portarle dalla propria parte, seminando zizzania per ottenere un tornaconto o semplicemente per invidia. Diventa amico di Murad e Mokhtar, “due pezzi da novanta” della sua stessa fazione progressista dei qaidi, grazie a insinuazioni e sospetti del tutto infondati sul poeta Wafiq Derai, la star della facoltà: “…facendo allusione alla relazione sospetta che legava quest’ultimo a Fadel Sarraj, uno dei più famosi ufficiali della Sicurezza in città”[3], che in realtà non era altro che il cugino da parte di madre.

Con l’avvento di Internet anche la società marocchina modifica le proprie abitudini, se da un lato le madri grazie a Skype possono contattare i propri figli emigrati all’estero, dall’altro compare una nuova categoria di agitatori, di sobillatori a tempo perso o professionisti, quelli che ora definiremmo leoni da tastiera, ovvero persone che, nascondendosi dietro falsi profili, infamano e diffamano personaggi in vista per sostenere la tale, o la tal altra, figura politica. Hot Maroc, che dà il titolo al romanzo,è uno dei primi quotidiani online a fare il suo ingresso in questo nuovo mondo: “un giornale elettronico che copriva gli eventi in tempo reale. Tutte le notizie del paese le trovavi lì fresche fresche: politica, finanza, affari, sport, arte, viaggi, religione e fatwa[4] ed è su questa testata che rinasce Rahhal, perché “da quando aveva lasciato i circoli dell’UNEM all’università, si era definitivamente isolato”[5], e ha inizio la sua avventura di commentatore di notizie sotto falso nome, anzi, falsi nomi. Sarà proprio grazie a questa sua capacità che i Servizi Segreti lo recluteranno.

Non parlerò oltre della trama, per maggiori dettagli, rimando alla video recensione di A. d’Esposito sul canale YouTube di riveArabe di cui il link è in nota[6]. La vicenda, densa di intrighi e complotti, ma anche e soprattutto di sagace ironia, procede con ritmo serrato fino all’epilogo, con il protagonista che sempre più sorprenderà il lettore.

Di certo Hot Maroc, quale opera prima di Yassin Adnan, lo rende un autore da tenere d’occhio.

Il prossimo 22 marzo dalle ore 17.00 alle 18.00, Yassin Adnan presenterà Hot Maroc alla decima edizione del Book Pride di Milano, la Fiera Nazionale dell’editoria indipendente organizzata dal Salone Internazionale del Libro di Torino, che si terrà dal 20 al 22 marzo presso il Superstudio Maxi (Via Moncucco 35, Milano – Metropolitana Linea M2 Famagosta) [7].

Yassin Adnan[8] (Safi 1970) scrittore e giornalista, fin dalla prima infanzia ha vissuto a Marrakech e per più di due decenni ha lavorato come giornalista culturale. Nel 1991 ha pubblicato la rivista “Contemporary Voices” e successivamente “Poetry Raid”, che hanno incarnato il rinnovamento poetico del Marocco nei primi anni Novanta. Collabora con diverse testate giornalistiche libanesi e conduce programmi culturali su palinsesti televisivi e radiofonici del Marocco. Adnan è autore di raccolte di poesie, racconti e saggi. Nel 2017, con il suo romanzo di esordio Hot Maroc riceve una candidatura per il prestigioso International Prize for Arabic Fiction[9].


[1] https://www.delvecchioeditore.it/prodotto/hot-maroc/

[2] Hot Maroc, Yassin Adnan, Del Vecchio Editore, pp. 25-26

[3] Ivi, p.57

[4] Ivi, p.191

[5] Ibidem, p.191

[6] https://www.youtube.com/watch?v=SJZpxVv6e48&t=13s https://www.youtube.com/watch?v=SJZpxVv6e48&t=13s

[7] https://askanews.it/2026/02/24/a-milano-la-decima-edizione-di-book-pride-ospiti-speranza-poesia/

[8] Le notizie sull’autore sono tratte dalla bandella di Hot Maroc.

[9] https://en.arabicfiction.org/people/yassin-adnan

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