Recensione di Barbara Benini
La nave è un topos cui da sempre la letteratura ha fatto ricorso, dal mito degli Argonauti, a Ulisse, passando poi per Enea di Virgilio, Dante nel Purgatorio, Moby Dick di Melville, solo per citarne alcuni.
Nel suo La nave, lo spazio e l’altro, Paolo Lago[1] analizza come la nave, in quanto spazio altro, possa essere considerata un’eterotopia, un luogo separato dal contesto quotidiano, dove si manifestano dinamiche sociali particolari a seconda dell’epoca e della tipologia di nave. Giabra fa un’operazione in tal senso, ovvero colloca i personaggi del suo romanzo La nave[2]a bordo del Hercules per una crociera che per i protagonisti costituisce una specie di limbo al di fuori della realtà, “Su questa nave la sincerità è un mendicante, un eremita, un infedele, un tiranno, un figlio di un cane, non la vogliamo”[3] afferma uno dei viaggiatori.
Da Beirut a Napoli, dal Medio Oriente all’Italia, nel corso del viaggio i protagonisti, isolati dalla loro terra per una sorta di “complotto amoroso” architettato ad arte dall’autore e i cui dettagli si scoprono solo alla fine, si ritrovano tutti quanti a riflettere su chi siano veramente, su dove vogliano andare e su come si evolveranno le loro vite una volta terminato il viaggio, in breve sono tutti alla ricerca di una meta.

La nave è un romanzo corale, dove la narrazione è affidata a più personaggi, che interagendo tra loro, contribuiscono a creare un quadro ampio, complesso e multisfaccettato delle loro esistenze all’interno del contesto storico e della società, o meglio delle società di loro provenienza. Anziché un singolo protagonista, Giabra presenta un insieme di personaggi con voci diverse, che si intrecciano e si influenzano a vicenda.
L’architetto Isam Salman, Luma e il dottor Falih sono iracheni, li lega uno strano triangolo di tipo amoroso, i primi due si amano sin dall’epoca dell’Università in Gran Bretagna, ma lei ha dovuto sposare il dottor Falih, per via di un crimine – legato alla terra, terra espropriata – che seppure commesso dai padri, è ricaduto sui figli e per la legge non scritta dei clan, la famiglia di Luma non ha acconsentito al suo matrimonio con Isam.
La terra, la sua terra, è ciò di cui parla di continuo anche Wadi Assaf, l’imprenditore edile palestinese che fa affari in Kuwait, ma che non ha mai dimenticato la sua Gerusalemme, “la più bella città del mondo”, dice a Isam[4].
È nelle parole di Wadi e nelle sue descrizioni della Palestina e della Guerra del ’48, della Nakba, che riconosciamo le origini palestinesi di Giabra, anche lui lontano dalla sua terra, a vivere e lavorare in Iraq, dove è deceduto nel 1994. Wadi sogna di tornare ad abitare a Gerusalemme con Maha, la dottoressa libanese di cui è innamorato, e che gli chiede “E io che farò a Gerusalemme?”, “Farai il medico, gratis se necessario”[5].
Il personaggio di Wadi sembra essere il portavoce dell’autore e del suo pensiero, quando riflette su come gli arabi siano costretti a leggere di loro stessi su pagine di volumi scritti da altri, da esploratori occidentali in fuga da se stessi, in fuga da “qualcosa. Uno sta scappando da una società con cui è in disaccordo, o da una donna con cui ha paura di sposarsi…”[6] anche se tutti “hanno sempre un posto in cui tornare […] Questa è l’essenza della questione. La terra. La terra è tutto”[7]. Come non riconoscere nelle parole di Wadi una sorta di prodromi e parte delle riflessioni alla base del famoso Cultura e imperialismo di Edward Said, scritto più di una ventina di anni dopo.
Mahmud è l’intellettuale con cui Wadi si ferma spesso a riflettere nelle nottate a bordo, a bere e confessarsi, l’alcol scioglie la lingua a tutti i personaggi, anche lui sta fuggendo da se stesso, da una categoria cui appartiene, ma che reputa aver tradito lo spirito liberale grazie al quale si è formata “I rivoluzionari erano in fondo liberali, diceva Mahmud, ma erano costretti ad abbandonare la posizione liberale sotto le pressioni imperialiste, […] sperando di tornare, appena le cose fossero andate di nuovo bene, al pensiero democratico da cui si erano allontanati. Ma trovavano la strada del ritorno bloccata […] e così la violenza diventava un male inevitabile […] Così la loro rivoluzione gli si rivoltava contro”[8].
Nel corso del viaggio Mahmud ha improvvisamente una crisi, di quel tipo che oggigiorno definiremmo episodio da sindrome postraumatica da stress, quando crede di vedere in uno dei camerieri greci a bordo del Hercules uno dei suoi carcerieri, uno di quegli aguzzini che l’avevano torturato durante la reclusione.
Oltre ai vari personaggi di origine mediorientale, Giabra assegna un ruolo importante anche a una straniera, ora la definiremmo un’espatriata, l’italiana Emilia Farnese, cui dedicherà uno dei capitoli finali del romanzo e, seguendo la vicenda, se ne comprenderà la ragione. Abbandonata dal marito dopo un anno di matrimonio è salpata sul Hercules, anche lei in fuga, in fuga da Beirut per dimenticare, ma non solo.
La società borghese cui l’autore stesso appartiene, si incarna in tutti i personaggi de La nave, una società di individui che pur avendo le possibilità economiche per spostarsi, sanno di non poter fare ritorno, per ragioni di carattere politico o sentimentale, e quindi tentano la fuga sul Hercules, per poi rendersi conto che fuggire è una “mera illusione”. Con le parole di Monica Falsi, traduttrice e autrice della postfazione: “nei romanzi di Giabra gli uomini e le donne vivono in uno stato di frustrazione, indulgendo nel corpo, loro umile protezione contro le sofferenze e celebrando la vita nel modo più ampio possibile, per placare l’angoscia delle loro anime”[9].
La nave è un romanzo lento, segue il ritmo del viaggio per mare, ti culla sulle sue onde, ma non per questo noioso, anzi, man mano che si dipana la vicenda, il lettore è sempre più incuriosito, vuole scoprire quale sia il legame tra i vari personaggi e come mai siano “finiti” tutti quanti sull’Hercules. Le esistenze di tutti loro sono pervase d’angoscia, sono quella classe intellettuale e colta, che dopo la caduta della Palestina, si ritrova – come noi in questi giorni – impotente. Il romanzo è stato pubblicato nel 1969, due anni dopo la Naksa, meglio conosciuta come la Guerra dei sei giorni.
Giabra Ibrahim Giabra, autore tra i più significativi della diaspora palestinese, è nato nel 1919 ad Adana, ed è vissuto in Iraq dov’è morto nel 1994. Docente di letteratura inglese all’università irachena, poeta, traduttore prolifico dall’inglese – numerose opere di Shakespeare – e dal francese, fecondo romanziere, è stato tra le figure più rappresentative della cultura araba contemporanea. Oltre a La nave[10], nel 2015 Jouvence ha ripubblicato I pozzi di Betlemme. Una Palestina che non c’è più (al-Bi’r al-ūla: fuṣul min sirah ḏātiyyah), tradotto da W. Dahmash[11], un’autobiografia dell’autore relativa agli anni trascorsi a Betlemme, del 1987.
In qualità di critico d’arte e pittore, nel 1971, insieme al famoso artista iracheno Shakir Hassan al-Said, Giabra è stato tra i membri fondatori del gruppo “La Sola Dimensione”, un movimento di artisti arabi che, rifiutando le forme d’arte occidentali, era alla ricerca di una nuova estetica, che esprimesse il nazionalismo individuale e l’identità panaraba. Questo movimento in seguito è diventato noto come movimento “Ḥurufiyya” (Letterismo). Alcuni quadri di Giabra sono attualmente presenti in collezioni private e, di recente, nell’aprile 2023, ne sono stati ritrovati due, La caduta di Icaro, del 1938, e un nudo di donna del 1941[12].
[1] La nave, lo spazio e l’altro. L’eterotopia della nave nella letteratura e nel cinema, Paolo Lago, Mimesis, 2016.
[2] La nave, di Giabra Ibrahim Giabra, trad. M. Falsi, Editoriale Jouvence, 2016, è uscito per la prima volta nel 1994, nella Collana Narratori Arabi Contemporanei, diretta da Isabella Camera d’Affitto, ed è a quest’ultima edizione che mi riferisco nelle note, pertanto i numeri delle pagine da me citate, potrebbero non corrispondere all’impaginazione della più recente del 2016.
[3] La nave, pag.24
[4] Ivi, pag.25
[5] Ivi, pag.53
[6] Ivi, pag.87
[7] Ivi, pag.88
[8] Ivi, pag.136
[9] Ivi, pag.241
[10] https://www.jouvence.it/catalogo/la-nave/
[11] https://www.jouvence.it/catalogo/i-pozzi-di-betlemme/
[12] https://aawsat.com/%D9%8A%D9%88%D9%85%D9%8A%D8%A7%D8%AA-%D8%A7%D9%84%D8%B4%D8%B1%D9%82/5164654-%D9%85%D8%B4%D9%82%D9%84%D8%A8-%D8%A3%D8%B1%D8%A8%D8%B9-%D8%AD%D9%83%D8%A7%D9%8A%D8%A7%D8%AA-%D9%84%D8%A8%D9%86%D8%A7%D9%86%D9%8A%D8%A9-%D9%81%D9%8A-%D9%85%D8%B1%D8%A2%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D9%83%D9%88%D9%85%D9%8A%D8%AF%D9%8A%D8%A7-%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%88%D8%AF%D8%A7%D8%A1


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