L’uomo inseguito dai corvi di Yousef Al-Mohaimeed

Recensione di Barbara Benini

Pubblicato nella traduzione di Federica Pistono dall’editore Almutawassit lo scorso novembre 2024[1], L’uomo inseguito dai corvi dello scrittore saudita Yousef Al-Mohaimeed è un romanzo molto interessante che personalmente mi ha fatta apprezzare molto questo autore di cui non avevo ancora letto nulla.

L’opera si distingue per una narrazione che attraversa passato, presente e futuro, esplorando temi come le guerre, le epidemie e l’impatto di eventi storici sulla società araba. La trama segue la storia di una famiglia del Najd attraverso tre generazioni, con un’attenzione particolare al personaggio di Sulayman Al-Zari‘. Il romanzo inizia nel 2048 e retrocede nel tempo fino agli anni Quaranta del XX secolo, offrendo una prospettiva unica sugli eventi storici e sulle loro ripercussioni sul presente e sul futuro.

Molto vivide sono le descrizioni che l’autore fa dei giorni di lockdown vissuti dal protagonista nella sua casa di Riad, insieme al padre anziano e alla figlia. “La mano con cui scrivo mi è diventata nemica, le mie dita sono dieci pallottole puntate al mio petto, tutto quello che tocco e tengo in mano è una mina vagante: il bancomat […], la maniglia del carrello del supermercato, la merce sugli scaffali, […] l’uomo grasso con la mascherina che incrocio in uno dei corridoi […] Hanno detto che il problema risiede nella fase successiva. Quando mi porto la mano infetta al viso…”[2]. Come non ricordare in questa descrizione un momento della storia dell’umanità che ha toccato tutti, la paura di quell’anno, quel 2020 in cui le nostre vite sono state sconvolte dalla pandemia da Coronavirus che ci ha reclusi in casa per tanto tempo. La stessa città di Riad cambia agli occhi del protagonista, sferzata dal vento e deserta, un’immagine che non ha nulla a che vedere con il deserto vero e proprio, ma con la mancanza di quegli esseri umani che popolano la capitale del Regno Saudita.

Uno degli elementi simbolici centrali del romanzo è la presenza dei corvi, che rappresentano la morte e l’inquietudine. Questi uccelli seguono il protagonista, creando un’atmosfera di tensione e riflessione sulla fragilità della vita e sull’inevitabilità del destino.

La solitudine dovuta al confinamento porta Sulayman a ricordare il passato, a riflettere sulla difficoltà dei legami familiari, sulla ex moglie che lo ha abbandonato dopo pochi anni di matrimonio, costringendo sua madre a crescere la piccola Hadil, ma anche a quanto fosse solido il legame tra suo padre e sua madre “… il loro era un amore diverso […] ognuno dei due si prendeva cura dell’altro e rispettava sempre e comunque quello che l’altro faceva […]. Parlavano poco e lui non alzava mai la voce in presenza di lei.”[3].

Come anticipato pocanzi, l’autore fa salti indietro nel tempo, al 1939, all’altra grande pandemia che colpì il paese, quella di vaiolo. In quell’anno si fuggiva verso Riad, poiché c’era “un medico straniero, in un centro sanitario per l’isolamento dei malati”[4], lo stesso principe si affida alle cure del dottor Lewis, essendo affetto da tracoma. Vediamo il deserto, vediamo le automobili che si lasciano guidare dalle stelle per orientarsi, il viaggio che può essere intrapreso solo di notte, la ghutrah, il tipico copricapo in tinta unita indossato nel Golfo, si fa mascherina per proteggersi dall’infezione.

Nel ’45 è il colera a diffondersi nel paese, “…nelle carovane dell’Hajj, correndo come un pazzo […] fino a raggiungere le Montagne Nere della Mecca, avvolgendo i pellegrini […] scegliendo le vittime a caso.”[5] Le carovane di mercanti che si spostano nel deserto verso la Giordania, raccolgono chi, malato, è stato abbandonato al fato.

Vediamo come la città di Amman, cosmopolita e luminosa “dalle strade lastricate […] dagli uomini eleganti in pantaloni, camicia e tarbush rosso sul capo, dalle donne”[6] in abiti colorati, intimidisce chi arriva dal deserto, da lontano, da un contesto totalmente differente. Nel ’48 si parte per combattere per la Palestina “perché in quel paese vivono persone come noi […] un paese che è il nostro paese…”[7] Anche la storia con la esse maiuscola tocca le vite dei personaggi di Al-Mohaimeed.

Un uso sapiente del simbolismo e dell’allusione caratterizza la scrittura di Al-Mohaimeed, una prosa concisa che evoca immagini potenti senza rivelare troppo, senza essere eccessivamente esplicito, dando al lettore l’opportunità di immaginare, di immedesimarsi nei suoi personaggi tratteggiati come bozzetti, è dalle vicende narrate che se ne deduce la personalità. Questo genere di stile invita il lettore a riflettere, rendendo la lettura un’esperienza coinvolgente e molto stimolante.

L’uomo inseguito dai corvi è un romanzo che offre una profonda introspezione sulla condizione umana, utilizzando la storia di una famiglia per esplorare temi universali come la mortalità, la memoria e l’eredità culturale. La combinazione di una narrazione non lineare e di simbolismi ricchi di immagini rende quest’opera un contributo significativo alla letteratura araba contemporanea tradotta in italiano.

Yousef Al-Mohaimeed (Riad, 1964) è uno degli esponenti più celebri della narrativa saudita contemporanea. A partire dagli anni Ottanta, ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti e ha svolto per molti anni l’attività di giornalista. Molte delle sue opere sono state tradotte in diverse lingue e hanno ottenuto numerosi premi arabi e internazionali. Tra queste a traduzione italiana del romanzo Le trappole del profumo (Aìsara, 2011, trad. M. Ruocco) ha vinto il premio Alziator per la letteratura internazionale, quella inglese è stata selezionata per il premio svizzero Michalski. Il romanzo I piccioni non volano a Buraydah ha vinto il Premio Abu Al-Qasim al-Shabi per il romanzo arabo nel 2011. Il romanzo Il viaggio del ragazzo del Najd ha vinto il Premio del Ministero della Cultura e dell’Informazione nel 2013.


[1] https://www.ibs.it/uomo-inseguito-dai-corvi-libro-yousef-al-mohaimeed/e/9791255910886?inventoryId=804551914&queryId=145da7e87c81144f360455f0a9a1e5bc

[2] L’uomo inseguito dai corvi, pagg.17-18.

[3] Ivi, pag. 116

[4] Ivi, pag.50

[5] Ivi, pag.96

[6] Ivi, pag.101

[7] Ivi, pag.111

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