Una maschera color cielo di Basim Khandaqji

Vincitore de l’Internaztional Prize for Arabic Fiction 2024

Traduzione di Antonino d’Esposito

Link al sito: https://arabicfiction.org/en/node/2364

Il presidente della giuria del Premio, Nabil Suleiman, annuncia domenica 28 aprile il nome del vincitore dell’edizione 2024 dell’IPAF: Basim Khandaqji con Una maschera color cielo.

I giudici hanno selezionato il libro vincitore tra 133 titoli presentati, pubblicati in arabo tra luglio 2022 e giugno 2023. La proprietaria della casa editrice libanese Dar al-Adab, Rana Idriss, ha ritirato il premio ad Abu Dhabi a nome di Khandaqji.

La “maschera” del titolo del libro evoca la carta d’identità blu di un israeliano ritrovata dal protagonista Nur – un archeologo residente in un campo profughi a Ramallah – nella tasca di un vecchio cappotto. Il giovane adotta questa maschera e ciò che segue è una narrazione sperimentale e multidimensionale che si propone di recuperare elementi di storia e  luogo con una caratterizzazione vivida e memorabile.

Il giudizio di Nabil Suleiman:

Una maschera color cielo fonde il personale con il politico in modi innovativi. Si avventura nella sperimentazione di nuove forme narrative per esplorare tre tipi di coscienza: quella di sé, dell’Altro e del mondo. Analizza una realtà complessa e amara fatta di frammentazione familiare, sfollamento, genocidio e razzismo. I fili della storia, del mito e del presente sono delicatamente intrecciati insieme in una narrazione che pulsa di compassione di fronte alla disumanizzazione ed è stimolata dal desiderio di libertà dall’oppressione, sia a livello individuale che sociale. Una maschera color cielo dichiara che l’amore e l’amicizia sono centrali per l’identità umana sopra tutte le altre affiliazioni.

Prof. Yasir Suleiman, presidente del consiglio della fondazione:

Il protagonista di Una maschera color cielo intraprende un viaggio in cui il sé, sotto le spoglie dell’Altro, affronta lo stesso Altro in incontri abilmente intrecciati, mentre è in missione per salvare Maria Maddalena dalla narrazione del Codice Da Vinci. Emerge un’archeologia del vittimismo e il trauma della Palestina moderna si svela. Una donna palestinese di Haifa in Israele, che mantiene tenacemente la propria narrativa nazionale, aiuta il protagonista a tornare al suo sé smascherato. Dopo un’attenta impostazione della scena, il romanzo prende ritmo rapidamente, intrappolando il lettore nelle sue trame galoppanti e nel suo umorismo sottile e inaspettato.

Basim Khandaqji è uno scrittore palestinese, nato a Nablus nel 1983. Ha studiato giornalismo e media presso l’Università Al-Najah di Nablus. Ha scritto racconti fino alla sua incarcerazione avvenuta nel 2004, all’età di 21 anni. In carcere si è iscritto all’Università Al-Quds e ha completato gli studi universitari in Scienze Politiche con una tesi in Studi Israeliani. Khandaqji ha scritto raccolte di poesie – tra cui Rituali del tempo primo (2010) e Il respiro del poema notturno (2013) – oltre a tre romanzi, Il narciso dell’isolamento (2017), L’eclissi di Badr al -Din (2019) e Il respiro di una donna delusa (2020).

Link al sito IPAF

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