Recensione di Barbara Benini
Conosco le opere di Bothayna al-Essa sin dai suoi esordi, da quell’Arūs al-Maṭar (La sposa della pioggia) del 2006, di cui ho parlato qui su riveArabe[1]. In seguito, la rivista letteraria “Arabesque” ha pubblicato una mia recensione di ‘Aiša tanzil ’ilā al-‘Alam al-Sufliyy (Aisha scende nel sottomondo)[2] sua opera del 2012. È quindi un grande piacere per me vedere che un romanzo della famosa scrittrice kuwaitiana Bothayna al-Essa è finalmente uscito in lingua italiana, anche se l’editore Astoria, di comune accordo con l’autrice, ha fatto la scelta di tradurlo dall’inglese e non dall’arabo.
Adoro il modo di scrivere di al-Essa, la sua capacità di trascinarti lentamente all’interno delle sue storie, per poi stupirti con un finale ad effetto, una conclusione che ti lascia a bocca aperta e mai ti delude, come è il caso anche di questa sua opera pubblicata in italiano l’anno scorso, La biblioteca del censore di libri[3].
I romanzi precedenti erano ambientati in Kuwait, quest’ultimo no, si svolge in un nonluogo, un “Nuovo Mondo”, il “Vecchio Mondo” non esiste più. In questa nuova società gli esseri umani sono “salvaguardati” da tutto ciò che può cagionare loro sconforto, stress, inquietudine e per questo l’immaginazione e la fantasia sono bandite.
Epurare le librerie e le biblioteche da tutti quei testi che anche solo lontanamente possano stimolare la mente umana, è compito dei Censori, che devono proteggere i cittadini, adulti e bambini, da loro stessi. Il protagonista è un “Guardiano della superficie” – Ḥaris satḥ al-‘ālam è il titolo originale in arabo – ma si potrebbe anche dire della “superficialità”, perché in questa nuova società ciò che conta è impedire alla mente umana di porsi domande, di scavare nei significati. Tutto ciò che stimola in tal senso va eliminato, secondo le regole del Ministero della Censura per il quale il protagonista lavora: “Un giorno all’anno è dedicato al rogo dei libri. Lei lo conosce come il Giorno della Purificazione…”[4]

In questo romanzo troviamo un po’ di 1984 di Orwell, di Fahrenheit 451 di Bradbury solo per citarne alcuni, i richiami alla letteratura distopica del secolo scorso sono numerosi, ma al-Essa rielabora e fa sua la tematica del Nuovo Mondo, una società in cui ragionare è vietato, perché la superficialità rende felici, spensierati, “le metafore” di cui tanto si parla nel romanzo sono una malattia, un virus da cui liberarsi, le librerie devono vendere solo manuali per la ricerca della felicità, del buon vivere, del miglioramento di se stessi e, soprattutto, devono essere testi scritti con parole semplici, che non diano adito a fraintendimenti o che non creino dubbi nel lettore: “Il Primo Censore […] indicò le regole […] e tempestò di domande il nuovo Censore. ‘Questi libri incitano alla rivoluzione o a rovesciare il sistema politico, economico o sociale?’ Il nuovo Censore scosse la testa. ‘No, in realtà è il contrario… dicono che bisogna essere felici e che il mondo è bello, anche se…’ […] ‘Esattamente’ lo interruppe il Primo Censore. ‘Questi sono libri buoni. […] Sono al servizio del Sistema.”[5]
Il Nuovo Mondo di al-Essa è color kaki, non ci sono tinte sgargianti, nulla deve turbare la tranquillità pacifica di questi cittadini, il Sistema va preservato insieme ai principi della Rivoluzione che ne è alla base: “L’esistenza umana è sofferenza. La radice della sofferenza è il desiderio. La radice del desiderio è l’immaginazione”[6] pertanto essa è bandita. Persino l’architettura di questo Nuovo Mondo è concepita in modo tale che ogni genere di stimolo a fantasticare è stato eliminato “… quelle finestre erano chiaramente contrarie al regolamento: un vetro di tali dimensioni che si affacciava su una lunga striscia di terreno vuoto poteva suscitare ogni sorta di sogno a occhi aperti.”[7]
Anche in quest’opera, che si legge veramente tutta d’un fiato, al-Essa pone l’attenzione sull’importanza della conoscenza, della cultura, specificatamente della letteratura, che nelle opere precedenti salvava le protagoniste, ma in questo caso va salvata, va preservata come patrimonio dell’umanità intera contro ogni genere di deriva autoritaria.
Non mi dilungo oltre sulla trama, perché rischierei di spoilerare, mentre il romanzo merita assolutamente di essere letto.
Per ciò che concerne la biografia di Bothayna al-Essa, rimando alla mia sopracitata recensione de La sposa della pioggia pubblicata qui su riveArabe, il link è in nota.
[1] https://rivearabe.com/2022/09/19/la-sposa-della-pioggia-uno-spaccato-di-vita-kuwaitiana/
[2] Aiša scende nel sottomondo di Buṯayna Al-‘Issā, B. Benini, in “Arabesque – Trame di letteratura e cultura araba”, n.4 dicembre 2022, puntoacapo Editrice, pag.34-43.
[3] La biblioteca del censore di libri, Bothayna al-Essa, trad. S. Daniele, Astoria Edizioni/Contemporanea, aprile 2025 https://www.astoriaedizioni.it/libri/bothayna-al-essa-la-biblioteca-del-censore-di-libri-9788833212265.
[4] La biblioteca del censore di libri, p.123
[5] Ivi, p.39
[6] Ivi, p.149
[7] Ivi, p.197


Rispondi