Articolo di Barbara Benini
Distance & Belonging, Taysir Batniji – Foto Barbara Benini
Terminerà il prossimo 2 novembre la quindicesima edizione del Festival Internazionale di Fotografia Cortona On The Move[1]. Il titolo di quest’anno “Come together non è un semplice invito alla condivisione”, dice Veronica Nicolardi, direttrice dell’iniziativa, “È un’affermazione. Di metodo, prima che di spirito. Un festival oggi deve diventare un luogo nel quale la fotografia è parte di un processo che coinvolge chi osserva, riflette e agisce.”[2] Paolo Woods, direttore artistico, spiega come l’idea del tema di questa edizione, ovvero “la riconciliazione”, sia nata subito dopo aver conosciuto l’esito delle elezioni americane del 2024: “in un mondo sempre più diviso, con fratture che si allargano fino a diventare ferite aperte ed estremismi […] ci interroghiamo sul perché la riconciliazione sia l’unica opzione possibile […] per comprendere cosa significhi trovare un terreno comune quando il terreno stesso sembra spesso cedere sotto i nostri piedi.”[3]

Tra i numerosi artisti partecipanti a questa edizione organizzata in otto differenti luoghi della città, all’interno della splendida cornice della Fortezza del Girifalco di Cortona sono esposte alcune opere del famoso fotografo gazawi Taysir Batniji[4], nella mostra che porta il titolo Distance & Belonging[5].
Home away from Home, Disruptions e At Home, Elsewhere sono i tre progetti dell’artista da cui sono tratte le immagini selezionate dai curatori. In Home away from Home l’autore ritrae la vita quotidiana dei suoi cugini emigrati da Gaza agli Stati Uniti tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, sono foto in cui il desiderio di integrazione nel nuovo mondo si fonde con la nostalgia per la terra di origine: una contraddizione difficile da risolvere e molto probabilmente irrisolvibile. Batniji ha scattato queste immagini nel 2017 in Florida e poi in California, quando era in visita dai suoi parenti.
Pubblicata dalla casa editrice Loose Joints nel 2024 in un libro fotografico vincitore del Photobook of the Year, Paris Photo – Aperture Photobook Awards 2024, Disruptions è una raccolta di 39 screenshot scattati durante varie conversazioni su WhatsApp con la madre e altri membri della famiglia che si trovavano a Gaza dal 24 aprile 2015 al 23 giugno 2017, un periodo in cui l’interruzione della rete era frequente a causa dell’occupazione.

Nell’intervista concessa a Manuela de Leonardis su “il Manifesto” dello scorso 17 agosto, l’artista ricorda: “Nel 2015, per la prima volta, ho notato che a causa dei droni israeliani nel cielo di Gaza lo schermo era diventato strano, con quel colore verde che lo invadeva e l’immagine molto pixelata e interrotta”[6]. E infatti sono immagini poco chiare, sgranate, frammentate, ma ugualmente suggestive. Sono scatti molto interessanti da un lato perché anch’essi fanno parte di quella che i curatori della mostra definiscono “un’iconografia di guerra”, ma anche perché molti dei luoghi e delle persone ritratti, oggi non esistono più e ora, nel 2025, a distanza di dieci anni, sono una testimonianza del passato, un passato che i gazawi possono solamente ricordare.

Distance & Belonging, Taysir Batniji – Foto Barbara Benini
In At Home, Elsewhere Batniji ritrae il proprio personale esilio: Napoli, Bourges, Parigi, poi Gaza, Stoccarda, Vichy, Marsiglia, Parigi, Gaza di nuovo e infine Parigi, dove attualmente risiede dopo aver ottenuto la cittadinanza francese nel 2012. Posti diversi fra loro e lontani, geograficamente parlando, bandierine sulla mappa di un progetto migratorio lungo il quale l’artista, quasi sentendosi perso, ha cercato di rivolgersi alla quotidianità, ai figli, alla casa, un luogo dove qua e là emergono ricordi del passato e frammenti di un’altra cultura.

Distance & Belonging, Taysir Batniji – Foto Barbara Benini
Sulla scrivania, con pennelli e matite, gli attrezzi del mestiere, troviamo un vasetto di miele di tiglio francese, utilizzato come contenitore. All’interno di questo porta penne, quasi un simbolo della vita dell’artista nella sua nuova “patria” in Europa, vediamo anche una bandiera palestinese costruita con i mattoncini Lego, un inevitabile richiamo alla propria identità, un’indelebile testimonianza delle proprie origini.
Se vi trovate nei pressi di Cortona, vi consiglio di andare.
Taysir Batniji (1966 Gaza) vive e lavora tra Parigi e Gaza. Si è laureato in Arte all’Università Al-Najah di Nablus in Palestina (1994) e presso la Scuola di Belle Arti di Bourges, in Francia (1997). Da allora ha trascorso il suo tempo tra due Paesi e due culture, e ha sviluppato una pratica multimediale che comprende le discipline di disegno, installazione, fotografia, video e performance. Dal 2002 Batniji ha partecipato a numerose mostre collettive in varie sedi tra cui la Biennale di Lione (2024), la Biennale di Berlino (2022), il Jeu de Paume (2016-2017 e 2020) e il Centre Pompidou (2014) a Parigi, il V&A Museum di Londra (2012), la Biennale di Istanbul (2011), La Biennale di Venezia (2003, 2009, 2011), il Martin-Gropius Bau a Berlino (2009), e il Witte de With a Rotterdam (2004-2005). Recentemente ha tenuto tre esposizioni monografiche al Mathaf di Doha (2022), al Mac Val (2021-2022) e Les Rencontres d’Arles (2018). Ha ricevuto il premio Immersion Program, una commissione franco americana creata dalla Fondation d’entreprise Hermès e dalla Aperture Foundation (2017), e l’Abraaj Group Art Prize (2012). Il suo lavoro è rappresentato dalla Sfeir-Semler Gallery (Amburgo/Beirut) e dalla Éric Dupon Gallery (Parigi)[7].
[1] https://www.cortonaonthemove.com/
[2] Brochure del Cortona On The Move, Associazione Culturale ONTHEMOVE, “Insieme fin dall’inizio”, Introduzione di V. Nicolardi, pag.10
[3] Ivi, “Come together”, Introduzione di P. Woods, pag.11
[4] https://www.taysirbatniji.com/
[5] https://www.cortonaonthemove.com/exhibit/taysir-batniji/
[6] https://ilmanifesto.it/taysir-batniji-un-ritorno-a-casa-impossibile
[7] Le notizie biografiche sull’artista sono tratte dal pannello installato all’inizio del percorso espositivo della mostra Distance & Belonging.


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