Baraa Awoor: disegnare sogni per resistere alla paura

Articolo di Alessandra Amorello

Illustratrice palestinese tra le più interessanti della sua generazione, Baraa Awoor ha fatto della fantasia un linguaggio universale, capace di trasformare il dolore in racconto e la paura in sogno. Nata e cresciuta a Gaza, sfollata in Egitto, fin da bambina ha coltivato l’immaginazione come rifugio e come strumento creativo: non avendo a disposizione molti libri, inventava le proprie storie e le disegnava in piccoli quaderni, continuandole poi nei sogni. Da quell’universo intimo e fragile è nato un percorso artistico che oggi l’ha portata a farsi conoscere a livello internazionale, grazie a uno stile che unisce radici culturali, poesia visiva e la capacità di parlare a tutti i bambini del mondo.
Le sue illustrazioni sono finestre aperte sulla resilienza dell’infanzia, sul potere della fantasia di superare la paura e sul valore della memoria come ponte tra culture.

Fra i libri illustrati da Baraa adesso sono disponibili in italiano:

IL PROFUMO DELLA MAMMA

JBENEH, UNA FAVOLA PALESTINESE di cui vi racconterò nel prossimo articolo.

Vicino alla tenda, sotto una nuvola

di Israa’ Kalash, illustrato da Baraa Awoor (non ancora tradotto in italiano)
Tamer Institute, Ramallah, 2024

Ci sono libri per l’infanzia che riescono, con la leggerezza della poesia e la forza delle immagini, a raccontare molto più di una storia. Vicino alla tenda, sotto una nuvola è uno di questi.

Scritto da Israa’ Kalash e illustrato da Baraa Awoor, il libro conduce i giovani lettori dentro una notte insonne a Gaza, in una tenda dove un gruppo di bambini affronta la fame e la paura. Ma anziché soccombere all’angoscia, i protagonisti trasformano la loro notte in un viaggio fantastico: tra coccodrilli, draghi e iene, attraversano luoghi della memoria palestinese – da Tiberiade a Betlemme, da Giaffa a Gerusalemme – costruendo un’avventura che diventa insieme mappa geografica, sogno collettivo e atto di resistenza.

Il testo è lirico, essenziale e intenso, capace di restituire la resilienza dell’infanzia anche nei momenti più bui. A sostenerlo, le illustrazioni di Baraa Awoor: tavole luminose, di grande potenza simbolica, che sanno unire il radicamento culturale palestinese a un linguaggio visivo universale. Ogni pagina diventa così un incontro tra memoria, folklore e immaginazione, dove la durezza della realtà non viene negata ma trasfigurata.

Quando la pioggia interrompe il gioco, la storia non si spegne: prosegue nei sogni dei bambini, a testimoniare come la speranza e la meraviglia possano sopravvivere anche tra tende logore e cieli minacciosi.

Non è un caso che il libro sia pubblicato dal Tamer Institute for Community Education, realtà che dal 1989 è un punto di riferimento nella promozione della letteratura per l’infanzia palestinese e che nel 2009 ha ricevuto l’Astrid Lindgren Memorial Award, il più prestigioso riconoscimento internazionale nel settore, per il suo contributo innovativo e pionieristico.

Vicino alla tenda, sotto una nuvola è molto più di un albo illustrato: è un inno alla resilienza, un omaggio alla comunità e alla forza inesauribile dell’immaginazione. Un libro che parla ai bambini, ma che offre agli adulti un’occasione rara di riflettere sul valore della fantasia come strumento di resistenza e di speranza.

Abbiamo intervistato Baraa!

1. Ci racconti come è nato il tuo percorso artistico e come sei arrivata a illustrare libri per l’infanzia?
Il mio immaginario è nato tra cartoni animati, bambole di carta e di stoffa che cucivo da sola, e piccoli quaderni riempiti di disegni. Passavo ore a inventare storie che avrei voluto vivere davvero. Da bambina amavo i libri illustrati, ma non ne avevo abbastanza per nutrire la mia curiosità: così ho cominciato a crearne di miei. Non ho mai avuto una favola della buonanotte, allora ne disegnavo una prima di addormentarmi e la continuavo nei sogni.
Quando ho deciso di diventare illustratrice, ho frequentato tutte le biblioteche di Gaza alla ricerca di libri che potessero ispirarmi. Intanto disegnavo scene di vita quotidiana, che coloravo e trasformavo in brevi storie. Ho iniziato a condividerle su Facebook, e sono state accolte con grande entusiasmo. Poco dopo gli editori hanno notato il mio lavoro e mi hanno proposto i primi progetti. Credo che ogni illustratore abbia un percorso speciale, e il mio, iniziato così spontaneamente, mi è particolarmente caro.

2. Ho conosciuto il tuo libro Vicino alla tenda sotto la nuvola a Bologna, nello stand di Tamer. È una storia che intreccia dolore e immaginazione. Come sei riuscita a restituirne questa tensione nelle illustrazioni? C’è un’immagine che ami più delle altre?
Il testo di Vicino alla tenda sotto la nuvola riflette ciò che più mi sta a cuore: raccontare la Palestina attraverso la capacità dell’infanzia di resistere alla durezza della vita con l’umorismo, la fantasia e l’innocenza. Fin dalla prima lettura ho sorriso, e ogni scena ha cominciato a prendere forma nella mia mente in maniera surreale.
Ho studiato le città palestinesi che conoscevo meno, raccogliendo i dettagli che le rendono uniche, e li ho intrecciati al racconto con ritmo e significati simbolici. Amo tutte le illustrazioni, ma se dovessi sceglierne una direi l’ultima: i canti dei bambini che si levano dalle tende lacerate, sotto una pioggia leggera che accarezza le loro risate senza mai spegnerle.

3. Qual è il tuo processo creativo, dal primo schizzo al risultato finale?
Non ho un metodo rigido: dipende dalla storia, dall’editore, ma soprattutto dal rapporto emotivo che creo con il testo. Di solito inizio con schizzi veloci, che tengo per me. Quando arrivo a una versione a colori convincente, la condivido con l’editore: di solito non servono grandi modifiche. Mi riesce difficile tracciare bozzetti molto dettagliati e poi ricalcarli, perché molti particolari emergono solo mentre dipingo.
Negli ultimi tempi ho iniziato a preparare storyboard completi: li trovo utili e divertenti, perché rendono il processo più fluido. Le idee, però, non nascono solo all’inizio: crescono e si trasformano durante tutto il lavoro al libro.

4. Nei tuoi lavori ritorna spesso la vita quotidiana e la cultura palestinese. Quanto è importante per te l’identità culturale nell’illustrazione?
Un libro per bambini non è solo un’opera letteraria o artistica: è una memoria in movimento. Nei miei disegni entrano sempre frammenti della mia vita, dettagli quotidiani che a volte inserisco quasi senza accorgermene.
Credo che l’identità culturale sia essenziale perché permette al bambino di riconoscersi e sentirsi parte della storia. Allo stesso tempo, cerco di restituirla con un linguaggio universale, così che il libro possa parlare a tutti i piccoli lettori, pur mantenendo viva e riconoscibile la mia voce palestinese e araba.

5. Guardando al futuro, quali storie ti piacerebbe illustrare?
Sono attratta da racconti simbolici e surreali, capaci di custodire lo sguardo libero e leggero dell’infanzia. Mi interessa affrontare temi profondi in modo semplice e poetico, offrendo al bambino un mondo da esplorare con curiosità e gioia.
Vorrei che i libri fossero anche un’occasione per creare esperienze condivise: atmosfere artistiche che invitino a laboratori e attività, e che favoriscano il dialogo tra bambini e adulti oltre le pagine del racconto.

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