Recensione di Barbara Benini
Pubblicato dal colosso dell’editoria egiziana Dar Al Shorouk nell’ottobre 2023[1] La Sfinge – Abu-l-Hul – è l’ultimo romanzo del famoso scrittore egiziano Ahmed Murad. Ambientato al Cairo nel XIX secolo durante un’epidemia di peste, il romanzo si presenta sotto forma di “diari proibiti” del fotografo ed esperto forense Suleyman Effendi al-Suyufi, che documenta i dettagli di un misterioso caso criminale iniziato con la scoperta di un corpo galleggiante nel fiume Nilo. Il personaggio di Suleyman al-Suyufi non è sconosciuto ai lettori di Murad, essendo comparso per la prima volta nel precedente romanzo dell’autore, pubblicato, sempre da Dar Al Shorouk, nel 2020, e dal titolo Lokanda Bir al-Watawit[2] di cui secondo la stampa egiziana ci si aspetta a breve la trasposizione cinematografica[3], come già è successo ad altre opere di Murad.
Il romanzo getta luce sullo stato psicologico travagliato di Suleyman al-Suyufi, affetto da grave schizofrenia paranoide, combinando deliri di persecuzione e megalomania. Questo disturbo si esacerba quando improvvisamente sospende l’assunzione dell’erba di San Giovanni (Hypericum perforatum), il che lo porta a vivere tra realtà e fantasia, lasciando al lettore la distinzione tra la verità e l’illusione.
Mentre il protagonista indaga, vengono a galla oscuri misteri e sconvolgenti verità sul crimine, il tutto dovendo affrontare organizzazioni segrete, cospirazioni politiche e lotte di carattere personale. Il romanzo combina elementi di scienza forense, lavoro investigativo e narrativa storica, creando un’atmosfera avvincente che ricorda i classici thriller polizieschi. Ahmed Mourad utilizza anche in questo romanzo il suo tipico stile narrativo ricco di suspense e richiami alla cinematografia per trasportare i lettori in un passato pieno di pericoli, intrighi e misteri. La Sfinge tratta tematiche relative alla giustizia, alla corruzione e soprattutto al potere della conoscenza, il che lo rende una lettura avvincente per gli amanti del genere. Giustizia e corruzione sono temi già affrontati da Murad nei suoi precedenti romanzi ambientati nella contemporaneità, quasi fossero il fil rouge che ne contraddistingue le opere.
Ambientato nell’Egitto del XIX secolo, durante un periodo di influenza coloniale e intrighi politici, il romanzo richiede una grande attenzione ai dettagli, poiché intreccia eventi storici reali con la finzione.
La Sfinge, inoltre, rappresenta i limiti scientifici e investigativi del XIX secolo, dipingendo un Egitto in cui i metodi forensi sono ancora primitivi, mentre la giustizia, influenzata dalla politica e dalla segretezza, è profondamente sottoposta alle dinamiche di potere coloniale e a una netta gerarchia sociale.
Di primo acchito la copertina dell’opera è spiazzante “Cosa c’entra la Sfinge con gli spaghetti?” si domanda Mona Abdel Latif su Mesr al-Youm News: “La mia risposta, dopo aver letto il romanzo è stata che gli spaghetti simboleggiano il periodo della presenza italiana in Egitto” mentre l’espressione folle rappresentata dall’immagine nel suo insieme è il “simbolo del disturbo mentale dell’autore delle memorie”[4].
Interessante è lo stile in rima adottato per la narrazione, ma anche il fatto che nell’introduzione l’autore prenda le distanze dal testo, affermando che l’autore è Suleyman al-Suyufi, che diventa pertanto sia narratore onnisciente, quando parla degli eventi e dei vari personaggi, che io narrante.
Il romanzo ha ricevuto il plauso della critica, arrivando nella terzina dei finalisti per la Diciannovesima Edizione dello Sheikh Zayed Book Award nella categoria Letteratura[5]. Commentando questo risultato, Ahmed Murad ha espresso il proprio orgoglio considerando che Abu al-Hul non è solo un thriller tradizionale, ma porta con sé una consapevolezza che va oltre la semplice narrazione di intrattenimento. L’autore afferma che la malattia mentale non è uno stigma, piuttosto una porta d’accesso a una comprensione più profonda della psiche umana[6]. Non è infatti la prima volta che Murad affronta il tema della malattia mentale nei suoi romanzi, già nel precedente bestseller L’elefante blu, il protagonista è un medico psichiatra costretto dagli eventi a indagare su un omicidio, dove scienza e soprannaturale sono strettamente intrecciati.
Ahmed Mourad (1978) ha studiato cinematografia. Ex fotografo personale di Mubarak, regista e scrittore, ha ricevuto diversi premi per i suoi cortometraggi. Vertigo e Polvere di diamante, pubblicati da Marsilio e tradotti da B. Teresi, sono stati entrambi tradotti in molte lingue, il primo è diventato anche un famoso sceneggiato trasmesso dalla TV egiziana nel Ramadan 2012[7].
[1] https://www.shoroukbookstores.com/books/view.aspx?id=4e712dd3-7e7e-4bdc-973c-f1b213a58571&srsltid=AfmBOooR-a-pi27aRpwwW3hwJJRaDijSTF_esP3hRhgcuULF8vmXp6Sv
[2] https://www.shoroukbookstores.com/books/view.aspx?id=1331754e-90a5-4b8a-88e1-937e3322993f
[3] https://www.elwatannews.com/news/details/7597788
[4] https://mesralyoum-news.com/%D8%A7%D9%84%D9%88%D8%AC%D9%87-%D8%A7%D9%84%D8%A2%D8%AE%D8%B1-%D9%84%D8%A3%D8%AD%D9%85%D8%AF-%D9%85%D8%B1%D8%A7%D8%AF%D8%8C-%D8%AF%D8%B1%D8%A7%D8%B3%D8%A9-%D9%86%D9%82%D8%AF%D9%8A%D8%A9-%D9%81%D9%8A/
[5]https://www.zayedaward.ae/en/media.center/news/sheikh.zayed.book.award.announces.shortlists.for.its.19th.edition.aspx
[6] https://www.youm7.com/story/2025/3/25/%D8%A3%D8%AD%D9%85%D8%AF-%D9%85%D8%B1%D8%A7%D8%AF-%D8%A3%D8%A8%D9%88-%D8%A7%D9%84%D9%87%D9%88%D9%84-%D8%AA%D8%AD%D9%85%D9%84-%D9%81%D9%89-%D8%B7%D9%8A%D8%A7%D8%AA%D9%87%D8%A7-%D9%88%D8%B9%D9%8A%D9%8B%D8%A7-%D8%A5%D9%86%D8%B3%D8%A7%D9%86%D9%8A%D9%8B%D8%A7-%D9%8A%D8%AA%D8%AC%D8%A7%D9%88%D8%B2/6931943
[7] https://www.youtube.com/watch?v=c6anloZ2rsA&list=PLxUQsWVyaCPnT7iFFTV61QGfv_VAAz0Et


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