di Alessandra Amorello
Il pane di mia madre (خبز أمي) è una celebre poesia di Mahmud Darwish, uno dei più grandi poeti palestinesi contemporanei. Composta nel 1965, agli albori della sua carriera, questa poesia è diventata un simbolo della memoria, dell’identità e della resistenza palestinese, esplorando con straordinaria sensibilità temi come l’esilio, la perdita, la nostalgia e la lotta per la giustizia.
Oggi, Il pane di mia madre prende nuova vita in un albo illustrato bilingue italiano-arabo, adatto a piccoli e grandi lettori, grazie alla traduzione di Alessandra Amorello e alla pubblicazione da parte di Lorusso Editore. Le delicate ma potenti illustrazioni dell’artista egiziano-canadese Sahar Abdallah arricchiscono i versi di Darwish, dando forma visiva all’intensità emotiva del testo. Il libro, pubblicato originariamente dalla casa editrice egiziana Tanmia Kids, segue il precedente albo illustrato Pensa agli altri, dedicato a un’altra delle poesie più significative dell’autore.
Al centro dell’opera c’è la figura materna, presenza costante nella poetica di Darwish, che diventa simbolo della terra natale, delle radici e della speranza. La madre non è solo un ricordo d’infanzia, ma una metafora della patria perduta, della continuità culturale e del desiderio di ritorno. Il pane, con il suo profumo e la sua semplicità, si carica di un valore universale: è il legame che resiste alla distanza, un atto d’amore e di memoria che trascende il tempo e lo spazio.
“Quando sono tornato da mia madre, mi avete arrestato e torturato dicendo: terrorista. Da allora, sto cercando mia madre. Sapete dove posso trovarla?”
(da “Andando straniero per il mondo”, pag. 126)
“Conosco il mio caffè, il caffè di mia madre e il caffè dei miei amici…”
(da “Memoria per l’oblio”, pag. 154)
Anche il caffè diventa un simbolo di appartenenza e nostalgia. Il suo aroma richiama un senso di casa, trasformandosi in una geografia interiore che tiene viva la connessione con le proprie origini.
“L’odore del caffè è un ritorno, un rientro nell’elemento primigenio, perché rimanda all’essenza del luogo d’origine… Il caffè è un luogo… il caffè è geografia.”
(da “Memoria per l’oblio”, pag. 155) [1]
La scrittura di Darwish è un equilibrio perfetto tra lirismo e impegno politico. Ogni verso è un canto struggente, ma anche un atto di resistenza. Il poeta riesce a fondere l’esperienza personale con quella collettiva, dando voce non solo alla propria nostalgia e sofferenza, ma anche a quella di un intero popolo in esilio.
“Figura amata dai palestinesi e dagli amanti della libertà nel mondo, Darwish ha attinto alla memoria collettiva del suo popolo, in particolare alla Nakba- la “catastrofe” che ha visto la cacciata dei palestinesi dalle loro terre, la distruzione delle loro comunità e la frammentazione della loro esistenza. Come altri poeti di fama internazionale, tra cui Federico García Lorca e Pablo Neruda, ha posto al centro della propria arte poetica l’amore per la patria e il canto della sua bellezza”.
Liana Badr
Il pane di mia madre non è solo una raccolta poetica, ma un’opera che parla alla memoria collettiva e alla condizione universale dell’esilio. Questa edizione illustrata permette di avvicinare anche i lettori più giovani alla profondità del messaggio di Darwish, rendendolo un testo prezioso per la riflessione e la sensibilizzazione.
Un libro da leggere, da osservare e da sentire con il cuore: una testimonianza di amore, nostalgia e resistenza che attraversa le generazioni.
[1] Le frasi citate sono prese dall’opera di M. Darwish, Una trilogia palestinese, Feltrinelli Editore, Milano, 2014, trad. di E. Bartuli e R. Ciucani.


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