recensione di Barbara Benini
Il Mantello del Mare e altri Racconti di Nayruz Qarmut, pubblicato nel 2022 dall’editore Atmosphere Libri e da me tradotto[1], è una raccolta toccante e potente che offre una prospettiva profondamente umana sulla vita a Gaza, prima del 7 ottobre 2023. Attraverso una serie di undici racconti brevi, Qarmut dipinge un quadro vivido delle lotte quotidiane, delle gioie e dei dolori del popolo palestinese, catturando le emozioni complesse e le esperienze che derivano dal vivere in una regione segnata dal conflitto e dall’occupazione. Lo stile narrativo di Qarmut è allo stesso tempo lirico e implacabile. Ogni storia è un piccolo gioiello, lucidato con una cura attenta ai dettagli e intriso di un senso di urgenza e verità. Sebbene il linguaggio sia spesso poetico, è radicato nelle dure realtà della vita sotto assedio. Temi come l’identità, la resistenza, la perdita e la speranza per la libertà attraversano la raccolta, intrecciando il personale e il politico in modo organico e autentico.

I personaggi de Il Mantello del Mare sono vividamente delineati, Qarmut fornisce sguardi intimi nei loro mondi interiori. Dalle giovani donne che lottano contro le aspettative della società, ai bambini che navigano tra innocenza e violenza, i personaggi di Qarmut sono complessi e profondamente umani. Le storie sono raccontate principalmente dal punto di vista femminile, aggiungendo un livello essenziale di profondità alla rappresentazione della vita palestinese, spesso mostrata attraverso una lente più che altro maschile. Il racconto che dà il titolo alla raccolta, Il Mantello del Mare, è particolarmente toccante. Cattura la dolceamara nostalgia per la normalità e la libertà mentre una giovane donna vive un momento fugace di evasione nuotando nel mare, solo per essere riportata alla dura realtà delle sue circostanze. Altri racconti, come Lo Specchio evocano in modo simile un potente senso del luogo e delle emozioni, attraverso il ricordo di un’infanzia violata, ma anche esplorando i modi in cui i personaggi navigano e si muovono nei loro ambienti limitati. Il lavoro di Qarmut è profondamente radicato nel contesto culturale e politico di Gaza. Le sue storie non evitano le brutali realtà della vita sotto occupazione, ma celebrano anche la resilienza, la creatività e lo spirito indomito del popolo palestinese. La raccolta serve come un promemoria vitale del costo umano del conflitto, offrendo ai lettori una comprensione intima dell’impatto personale che la tensione politica comporta. Dice uno dei personaggi del racconto intitolato La luna di Samar Land: «Dimmi un po’, Rima, io ho creduto nel comunismo, da mio padre ho ereditato gli insegnamenti di Marx, fumavo sigari, portavo una catena al collo, andavo in giro con la camicia sbottonata, mettendo in mostra la mia gioventù e la mia virilità. Mi sono anche fatto arrestare dagli israeliani e ho passato pochi, indimenticabili mesi in prigione a farmi torturare e a morire di freddo. Mi sono battuto per i miei principi e per la mia libertà. Ora dimmi: mio padre mi aveva promesso che sarei rientrato in possesso della mia terra, ma dov’è questa terra, eh? Si sta allontanando sempre di più. La pace è finita. Le speranze sono svanite. L’unica cosa che ci resta da fare è tornare agli insegnamenti di Dio»[2].
Attraverso la sua prosa evocativa e i suoi personaggi riccamente delineati, Qarmut offre ai lettori un raro e necessario sguardo sulle vite dei palestinesi che vivono sotto assedio. Questa raccolta non è solo un’opera di narrativa, è una testimonianza della resilienza dello spirito umano di fronte a un’avversità schiacciante. Per coloro che cercano di comprendere meglio le complessità della vita a Gaza, o semplicemente desiderano leggere storie che risuonano di verità emotiva, Il Mantello del Mare è una lettura essenziale, una raccolta che offre una gamma di prospettive sulla vita a Gaza, prima dell’attuale genocidio, con una forte enfasi sulle esperienze di donne e bambini. Le storie esplorano l’innocenza corrotta, come nell’immagine dei bambini che giocano ad «arabi ed ebrei»[3] o di una bambina distratta dai compiti dal ronzio di «una zanzara gigante che spara missili dal cielo»[4]. Questi momenti evocano immagini esplosive e risonanti attraverso la voce sicura e accattivante di Qarmut. La tradizione e la religione sono presentate come dannose quanto la violenza militare, e i protagonisti utilizzano l’arte come forma di resistenza, sia a livello personale che collettivo. Sebbene ambientate in un contesto contemporaneo, le storie possiedono una qualità quasi fiabesca, con mostri non tradizionali come elicotteri Apache e droni, pilotati da tecnici indifferenti. Qarmut descrive un mondo in cui coesistono violenza e amore, gioia infantile e cinismo della vecchiaia. Le protagoniste principali, spesso giovani donne, negoziano un delicato equilibrio tra conformismo e ribellione, mettendo in discussione le norme patriarcali imposte da donne più anziane, rassegnate alla loro sorte. Il libro si concentra anche sulle dinamiche familiari, con il ruolo centrale delle donne come protettrici e madri, esplorando la forza necessaria per garantire la sopravvivenza della propria famiglia. I racconti di Qarmut, stratificati con ironia, orrore e tristezza, offrono una lettura profonda e stimolante.

Nayruz Qarmut è una giornalista, scrittrice e attivista palestinese, nata nel campo profughi di Yarmuk a Damasco nel 1984, ritornata nella Striscia di Gaza all’età di undici anni, nell’ambito degli Accordi di Oslo del 1994. Laureata in Economia presso l’Università di al-Azhar di Gaza, ha lavorato presso il Ministero degli affari femminili, sensibilizzando sulle questioni di genere e promuovendo il ruolo delle donne in politica e in ambito giuridico, nonché la loro difesa dagli abusi ed evidenziando il ruolo delle questioni femminili nei media. I suoi articoli a carattere politico, sociale e letterario sono apparsi su numerosi giornali e riviste e online. Ha anche scritto sceneggiature per diversi cortometraggi sui diritti delle donne. È un’attivista e membro di diverse associazioni giovanili, che si battono per il cambiamento sociale in Palestina. Il mantello del mare e altri racconti, sua opera prima, ha vinto il Premio Pen Translates (2017) e l’Herald’s Angels Award alla Fiera Internazionale del Libro di Edimburgo (2018) dove l’anno successivo è stato il libro più venduto.
[1] https://www.atmospherelibri.it/prodotto/il-mantello-del-mare-e-altri-racconti/
[2] Il mantello del mare e altri racconti, pag.98
[3] Ibidem, pag.7.
[4] Ibidem, pag.45.


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