Fatima Sharafeddine

Fatima Sharafeddine

La letteratura per ragazzi che rompe gli stereotipi e promuove la pace

Articolo e intervista di Alessandra Amorello

Fatima Sharafeddine è un’autrice e traduttrice libanese che vive tra Beirut e Bruxelles. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Bologna Ragazzi New Horizons Award con Lisanak Hisanak (scioglilingua) nel 2016; per ben tre volte è stata nominata per il prestigioso Astrid Lindgren Memorial Award nel 2010, nel 2011 e nel 2016.

Ha scritto e pubblicato oltre 120 libri, fra cui testi dedicati alla prima infanzia, libri per ragazzi e romanzi per giovani adulti. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue, in Italia sono edite da Gallucci per la collana Gallucci Kalimat.

Scrittrice prolifica e visionaria, Fatima Sharaffedine ha inaugurato un nuovo modo di fare letteratura per ragazzi: partendo da esperienze di vita personali, quali ad esempio la sua infanzia in Libano durante la guerra civile, e facendo uso di una lingua plasmata a suo piacimento, ha reso la letteratura uno strumento per trasmettere temi e valori universali, senza tralasciare le proprie radici.

Dalla collana sui grandi personaggi della tradizione scientifica arabo-islamica, ai libri che narrano atmosfere esotiche o problematiche sociali come Intorno a casa mia, Zia Osha, Non aprire questo libro! o ancora Fī madīnatī ḥarb (nella mia città c’è la guerra), non ancora tradotto in italiano, l’autrice tratta argomenti molto importanti con estrema delicatezza e naturalezza. Ciò vale sia per i libri destinati ai piccoli che per quelli rivolti agli adolescenti, come ad esempio Faten, che tratta il tema del lavoro minorile, dei matrimoni precoci e dell’emancipazione femminile.

Un amore per la scrittura che nasce istintivamente come esigenza individuale ma anche per colmare un gap nella letteratura araba per l’infanzia, in passato contraddistinta prevalentemente per la trattazione di temi a carattere religioso o moralistico.

L’autrice ha accettato di concederci un’intervista nella quale ci racconta la sua esperienza.

Illustrazione di R. Luciani tratta da INTORNO A CASA MIA, Gallucci Kalimat, 2018

Il suo stile è semplice e genuino, ma allo stesso tempo il messaggio trasmesso è molto forte, da dove trae ispirazione?

Scrivere è un fenomeno molto complesso. Quando scrivo attingo dalle mie esperienze di vita, sia passate che presenti, dai miei ricordi e da tutte le emozioni che ne derivano. In una certa misura, la scelta di ciò che scrivo è operata a livello inconscio; quando scrivo su un determinato argomento, mi sembra che sia l’argomento stesso a scegliermi piuttosto che sia io a farlo. Quindi, a mio avviso un testo autentico si basa su emozioni e sentimenti autentici. Per quanto riguarda la lingua, credo che se si padroneggia una lingua, la si può usare a qualsiasi livello per trasmettere un messaggio. Dal momento che mi rivolgo a giovani lettori, trovo divertente e stimolante allo stesso tempo raccontare una storia in un linguaggio semplice ma avvincente. L’arabo è una lingua molto malleabile e musicale e cerco di sfruttare al meglio queste caratteristiche.

Fra le sue opere, ho molto apprezzato i libri dedicati ai grandi personaggi perché fanno luce sul contributo degli arabi nel campo scientifico. Come ha avuto questa idea?

Ho deciso di creare questa collana quando ho saputo che la materia “Storia della scienza araba” era stata eliminata dai programmi scolastici del mio paese. Questo fatto mi ha turbata perché bambini e ragazzi non avrebbero avuto la possibilità di conoscere questi grandi personaggi storici. La collana “Sai chi sono?” mira a colmare questa lacuna. Personaggi come Avicenna, Averroè o Ibn Khaldoun hanno gettato le basi di scienze e arti come la medicina, l’astronomia, l’architettura, la matematica, la fisica, la chimica, ecc. Hanno influenzato lo sviluppo di queste discipline in tutto il mondo nel corso della storia. Tutti devono conoscerli, soprattutto i bambini, che stanno iniziando il loro viaggio nella vita.

Lei ha scritto anche diversi libri per giovani adulti, fra cui Faten sui sogni e le sfide personali, Ghadi e Rawan sull’amicizia, Cappuccino sulla violenza perpetrata fra le mura domestiche, Mila’s Pear (Ijasah Mila, ovvero “La pera di Mila”), sul tema dell’anoressia. Come fa a scegliere personaggi e tematiche?   

Nei miei romanzi per giovani adulti scelgo sempre di trattare argomenti che riflettano i problemi adolescenziali. In Faten ho voluto mettere in luce la questione del lavoro minorile, dei matrimoni precoci e dell’emancipazione femminile. Ghadi e Rawan parla di bullismo e di come affrontare relazioni fra pari che possono rivelarsi negative. L’amicizia tra i due protagonisti si rivela fondamentale per riuscire a superare le difficoltà. Cappuccino tratta il tema della violenza domestica e della società patriarcale in cui viviamo, ma veicola un messaggio di speranza perché gli adolescenti possono svolgere un ruolo importante nel cambiamento.

Per quanto riguarda Mila’s Pear, il mio obiettivo è far luce sui pericoli dell’anoressia, che nel caso di Mila, la protagonista, è il risultato di anni di bullismo nei suoi confronti.

Credo sia molto importante scrivere su argomenti realistici, in modo da dare spazio al dibattito su questioni che rimangono dei tabù nella nostra cultura.

Lei può considerarsi una pioniera di un nuovo modo di fare letteratura per l’infanzia e soprattutto di divulgare la cultura araba attraverso la letteratura, lei pensa che ci sia ancora tanto da fare?

Il mercato editoriale arabo della letteratura per l’infanzia è tutt’altro che saturo. Siamo ancora all’inizio di una lunga strada per colmare le lacune. C’è sempre spazio per creare buoni libri per tutte le età e su tutti i possibili argomenti. Più il bambino viene esposto alla buona letteratura, più ampia è la comprensione che avrà di sé stesso e del mondo che lo/la circonda.

Il paese da cui proviene, il Libano, ha influenzato il suo lavoro?

Più che il mio paese, direi che sono le esperienze di una bambina che ha vissuto la guerra civile ad aver influenzato la mia personalità, e di riflesso la mia scrittura. La guerra rende un bambino/a ansioso, insicuro nella propria casa e attento a qualsiasi segnale che possa indicare un pericolo imminente. Ancora oggi, se vedo qualcuno correre per strada, la mia prima percezione è che quella persona stia fuggendo dal pericolo. So che ciò non è vero nella maggior parte dei casi, ma questo atteggiamento è il riflesso di una bambina che ha visto cos’è la guerra e che l’ha vissuta. Certe peculiarità non ci abbandonano facilmente. Per me la scrittura è una terapia che mi aiuta ad affrontare tutte quelle questioni irrisolte che mi porto dietro sin da bambina e adolescente. Non sto dicendo che la mia infanzia sia priva di lieti ricordi. Nei momenti pacifici, ho vissuto un’infanzia piena di emozioni e di eventi divertenti sia in compagnia della famiglia che con gli amici. Tutto questo si riflette nei miei libri per bambini.

A suo avviso, la letteratura per ragazzi può influenzare il modo in cui i bambini interagiscono con culture diverse?

È fondamentale educare i bambini alla lettura di ogni genere di libri in modo che i loro orizzonti possano allargarsi. Credo che la letteratura sia il luogo in cui costruire relazioni sane, tolleranza, gentilezza e apertura mentale. Ecco perché è importante tradurre libri che riflettano altre culture e assicurarsi che la letteratura araba per ragazzi sia tradotta anche in lingue straniere. Ciò eliminerà gli stereotipi e amplierà l’accettazione e la comprensione delle differenze culturali.

Il suo libro Lisanak Hisanak (scioglilingua) è stato il primo libro in lingua araba a vincere il premio Bologna. Perché gli italiani dovrebbero leggere la letteratura araba per bambini?

Negli ultimi tre anni molti dei miei libri sono stati tradotti in italiano. Ciò mi lusinga e dimostra che i problemi umani sono universali. I bambini si divertono, si spaventano, amano o odiano, fanno più o meno le stesse cose in ogni parte del mondo. Sono felice di sapere che i miei libri vengono letti e apprezzati dai bambini al di fuori del mondo arabo. E come ho detto sopra, la letteratura in traduzione aiuta a rompere gli stereotipi, incoraggiando la comunicazione e l’accettazione degli altri.

2 risposte a “Fatima Sharafeddine”

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: