Il lancio di Liblib: editore per l’infanzia che pubblica nei vari dialetti arabi

Il lancio di Liblib: editore per l’infanzia che pubblica nei vari dialetti arabi

Fonte: articolo di Arablit

Traduzione dall’inglese a cura di Antonino d’Esposito

6 novembre 2021-12-09

Di M. Lynx Qualey

Alla fine dello scorso ottobre, con un post Facebook, in cui veniva descritta come “Il più giovane editore per l’infanzia sulla scena che si dedica ai vai dialetti arabi”, ha fatto la sua prima apparizione pubblica la nuova casa editrice Liblib. In cantiere da diversi anni, Liblib vuole essere “la casa editrice dei bambini di tutto il mondo che parlano un dialetto arabo, una realtà che ha lo scopo di instillare l’amore per la lettura mettendo a disposizione storie stimolanti, inclusive e accessibili per i piccoli arabofoni di tutto il mondo.”

I tre fondatori sono: Nada Sabet, imprenditrice, regista teatrale ed esperta di valorizzazione artistica; Mariam Ali-Puttergill, editrice, traduttrice, scrittrice ed educatrice; e Muhab Wahby, aspirante designer di giochi da tavolo e analista di business intelligence.

La prima serie di libri per bambini uscirà all’inizio del 2022 su Kickstarter. Nel frattempo, potete trovarli su Facebook, Instagram e Twitter all’indirizzo @LibLibPublishing. Nada Sabet ha risposto ad alcune domande al team di ArabLit.

Quando avete deciso non solo che doveva esserci un editore che pubblicasse libri per bambini divertenti in arabo dialettale, ma che voi tre volevate impegnarvi a farlo?

Nada Sabet: La decisione di mettere su un progetto simile risale al 2018 e l’uscita era programmata ad inizio 2020… ma sappiamo tutti poi cosa è successo.

Mariam e Muhab si sono uniti quest’anno. Sebbene, ad essere onesti, Muhab e io abbiamo iniziato a parlare del progetto prima, ma non sapevamo in quali modalità avrebbe contribuito finché non mi sono trasferita nel Regno Unito. Muhab aveva un grosso problema: non riusciva a trovare in Egitto del materiale divertente con cui provare a far avvicinare i suoi bambini all’arabo, per cui aveva creato un suo gioco da tavola. Un giorno, mentre passeggiavamo per Oxfordshire, decidemmo di collaborare, il resto è storia.

Con Mariam è stato ancora più spontaneo. Quando gliel’ho chiesto, lei ha subito risposto: “Sì… ho sempre sognato di farlo!”

Quindi eccoci qui, ai blocchi di partenza.

Quali risorse ci sono (se ci sono) per le startup editoriali per l’infanzia, specialmente quelle che lavorano con l’arabo dialettale? Quali risorse potrebbero favorire la nascita di più progetti di questo genere?

NS: In arabo non c’è molto. Le fiere del libro mettono a disposizione molte risorse per chi vuole diligentemente seguire seminari o corsi di perfezionamento. Finora il mondo editoriale è stato molto generoso con me.

Bisogna sapere cosa si vuole e farlo… come qualsiasi altra cosa, del resto. Costituire un’azienda, finanza, marketing, ecc. Online si trova tutto, sia gratis che a pagamento.

Nel campo dell’editoria per bambini, invece, c’è tanto da fare, soprattutto in arabo. Il funzionamento del settore non è redditizio, quindi stiamo cercando di capire come operare in modo leggermente diverso dallo standard, nel tentativo di attingere a nuovi mercati ed esplorare un sistema operativo meno oneroso dal punto di vista finanziario, uno che ci consenta una maggiore copertura di mercato e agilità di produzione.

Il nome “Liblib” è semplicemente perfetto. Ricordi come vi è venuto in mente?

NS: Sì, eravamo in riunione e Muhab lo ha proposto… Era semplice, ma al contempo profondo per quanto descrittivo e culturalmente rilevante appariva. Infantile, in un certo senso. Evoca quell’elemento di sorpresa che salta fuori quando si viene a sapere di qualcuno capace di parlare un’altra lingua, o di un bambino con un’incredibile proprietà di linguaggio. È giocoso, riguarda più le parole dette che quelle

scritte, e ci è piaciuto molto.

Stai pensando di iniziare con il crowdfunding. Tra tutte le possibili opzioni di finanziamento per le  startup (rivolgersi a una fondazione, ottenere un prestito bancario, trovare un ricco sponsor) perché il crowdfunding si è rivelato il modo migliore per decollare?

NS: Non sappiamo se lo sia, ma è un ottimo modo per testare il mercato, e in ciò risiede l’attrattiva che ci ha fatto scegliere questa metodologia per lanciare le nostre prevendite. Dovrebbe aiutarci a disegnare un prospetto dei nostri clienti tipo,  in cosa consiste la domanda e dove questa viene a localizzarsi. Il problema della mancanza di una letteratura araba per l’infanzia in dialetto è una problematica che riguarda tutti. Vogliamo che i nostri clienti si sentano parte integrante di questo progetto, che ci aiutino a trovare delle soluzioni al problema e, da questo punto di vista, sono meglio di una banca o di uno sponsor.

Così facendo, ci focalizziamo anche sul marketing online – la maggior parte dei nostri clienti comprano in rete – e, allo stesso tempo, testiamo il mercato con le prevendite. Inoltre, ciò ci permette di vendere senza troppe spese; è un’ottima soluzione per mettere alla prova l’idea. Se non riusciamo a vendere online, siamo falliti dal punto di vista commerciale.

Avete una missione fantastica: non solo mirate ad essere stimolanti, inclusivi, accessibili e diversificati, ma volete anche portare i libri ai bambini ovunque essi si trovino. Certo, non alla lettera, non è che i libri possano arrivare ovunque, ma qual è il piano di distribuzione? Come raggiungerete il grande bacino della diaspora e dove ogni dialetto arabo rappresenta la lingua maggioritaria?

NS: Il nostro primo piano di distribuzione è la vendita online. Detto questo, non è il momento migliore per spedire in tutto il mondo! Ma, in teoria, possiamo ancora farlo (a costi variabili). Dopodiché, saremo disponibili nelle librerie dei paesi in cui c’è richiesta. Ma, ripeto, se non raggiungiamo i nostri obiettivi di vendita online … non avremo libri da inviare da nessuna parte. Quindi è molto importante che tutto il supporto che abbiamo trovato finora, sia online che offline, si traduca in vendite, in numeri che ci permettano di stampare. Quindi, in sostanza, stiamo chiedendo supporto ora in modo che ci sia un dopo.

È molto sensato iniziare con un mini catalogo di “diari di bordo” per la fascia d’età 0-3. C’è una programmazione successiva per passare ai libri illustrati per 3-6 anni, libri a capitoli per 6-8 anni e, magari, qualche testo che faccia da ponte verso la fushà, l’arabo classico?

NS: Sì, il nostro piano è di allargarci prima verso libri di fiabe per i bambini più piccoli, seguiti dai libri a capitoli e, infine, alla narrativa per ragazzi di 12 anni, in tanti dialetti arabi quanti ne saranno richiesti! Dunque, iniziamo con i diari di bordo in dialetto egiziano; se avranno successo, passeremo alle fiabe, sempre in egiziano, e poi ai diari di bordo in dialetto iracheno e così via.

Questo ci consentirà anche di standardizzare i dialetti e di pianificare libri e giochi di transizione per consentire ai nostri lettori di trasferire le loro capacità di lettura verso l’arabo classico (anche se ci aspettiamo che tale meccanismo possa essere una conseguenza naturale dell’incoraggiamento alla lettura nelle lingue che i bambini effettivamente parlano o sentono parlare).

Quali sono le sfide e le opportunità di distribuzione specifiche alla pubblicazione di letteratura per l’infanzia in dialetto arabo? Vi vedete in giro per le fiere del libro? Immagino non ti aspetti supporto dalle scuole, per esempio?

NS: Speriamo di arrivare in tutte le fiere del libro. Devo dire che, quest’anno e l’anno scorso, abbiamo avuto la fortuna di partecipare online alle tre più grandi fiere del libro. Speriamo, per l’anno venturo, di presenziare fisicamente a tanti appuntamenti con un catalogo ben diversificato.

Abbiamo qualche piccola idea per le scuole, ma per ora non dico niente. Al momento giusto vi dirò!

Come vedi i libri in dialetto all’interno del panorama generale dei libri arabi per bambini?

NS: Crediamo che se le storie e i libri riflettessero il modo in cui le persone parlano effettivamente intorno ai bambini, questi sarebbero molto più interessati alla lettura, ai libri, all’apprendimento dell’arabo e anche dell’arabo classico.

È un ottimo trampolino di lancio per i bambini imparare la lingua prima di entrare veramente nell’istruzione formale in classico, soprattutto se guardiamo come l’aspetto fonetico della lingua viene insegnato nella maggior parte dei paesi. Indipendentemente da ciò, i bambini devono prima di tutto essere interessati al contenuto che deve essere pertinente, divertente e attraente, in particolare per queste fasce d’età. Sembra davvero un buon momento per testare nella pratica questa teoria, soprattutto ora che tutti stanno rivendicando il dialetto, o ‘ammiya, sui social media. Si pensi, ad esempio, al caso del Lussemburghese.

Onestamente, spero solo che tutto questo porti molta gioia ai bambini e li aiuti ad amare la lettura in arabo e a padroneggiare la lingua.

Magari impareranno anche un nuovo dialetto o due, chissà.

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