Site icon riveArabe

La vicina di Habib Selmi

Recensione di Barbara Benini

“Gli arabi che, come loro due, appartengono a un ceto sociale modesto e hanno una cultura limitata di solito non scelgono di vivere a Parigi e, oltretutto, in palazzi dove gli inquilini sono per lo più francesi, non lo fanno neanche se hanno i mezzi.”[1] Poche righe racchiudono il cuore dell’ultimo romanzo pubblicato in italiano del famoso scrittore tunisino Habib Selmi, uscito l’anno scorso per l’editore Emuse[2], nella traduzione di E. Bartuli.

Se in Cultura e imperialismo Edward Said afferma “Il romanzo è nella sua essenza legato alla società borghese”[3], è uno spaccato di borghesia francese quello che Selmi ritrae ne La vicina. Il protagonista, il professor Kamal, insegna matematica all’università, è sposato con Brigitte, una donna francese che occupa una posizione di rilievo in un importante gruppo bancario spagnolo, con lei ha un figlio ormai adulto, Sami, che non abita più con i genitori: Kamal incarna il prototipo dell’immigrato tunisino assimilato alla cultura e alla società francese. In ambito migratorio l’assimilazione culturale da parte di un individuo di origine straniera implica che egli abbia interamente assorbito i tratti culturali, la lingua, i valori e i comportamenti della società ospitante fino a fondersi con essa e, contestualmente, abbia abbandonato la propria cultura d’origine. Dalla prima all’ultima pagina Selmi descrive l’atteggiamento di Kamal nei confronti della moglie e dei vicini delineando un personaggio che parrebbe aver ormai perso quei tratti del carattere tipicamente mediterraneo: cordialità, ospitalità, empatia sembrerebbero aver lasciato il posto a riservatezza e indifferenza “all’inizio questa cosa mi aveva sorpreso. Ma Brigitte trovava che fosse normale […] rispettare i vicini significa non interessarsi a loro e non ficcare il naso nella loro vita privata che, per lei come per tutti i francesi, è sacra e inviolabile”[4]. Il graduale cambiamento dell’immigrato Kamal è ormai definitivo. Come gli altri residenti del palazzo, un crogiolo di nazionalità, anch’egli è da lungo tempo un francese a pieno titolo o, comunque, è così che si sente, sino a quando la sua routine parigina non viene turbata dall’ingresso di Zohra, La vicina, nella sua vita.

Zohra è una bella donna sulla cinquantina, vive al quinto piano del medesimo palazzo con il marito, Mansur, e il figlio disabile, Karim, e presta servizio presso Madame Albert, dirimpettaia del professor Kamal, “per qualcuno era ‘la colf’ oppure ‘la tunisina’”[5]: è su questi due presupposti che si basa il rapporto tra Zohra e il protagonista. All’inizio ad avvicinare i tre inquilini del quinto piano al professor Kamal, è la nazionalità, la lingua comune ed è da qui che affiorano i ricordi e quelle abitudini rimaste vive sottopelle, la cosiddetta buona educazione appresa anni or sono nel paese d’origine. Quando il protagonista, e io narrante, si trova la prima volta solo in casa con Zohra, tiene la porta aperta, come si farebbe in Tunisia “Prima di farla accomodare ho avuto un attimo di esitazione. Mi sono chiesto se dovevo chiudere la porta quando fosse entrata. Chiudere mentre si è in compagnia di una donna potrebbe farle credere che si vuole restare in intimità con lei. […] ho lasciato aperto”[6].

Dal mestiere di Zohra si comprende immediatamente che la classe sociale cui appartiene è diversa: rispetto al professor Kamal, immigrato in Francia per motivi di studio, Zohra è una migrante economica semianalfabeta. Selmi è abile nel sottolineare questa differenza, che ancora una volta si manifesta per bocca del protagonista quando giudica, fra sé e sé, Mansur, il marito di Zohra – un uomo trasandato che si aggira in ciabatte su e giù per le scale del palazzo “Suo marito andava in giro come uno sciamannato e, a guardarlo da fuori, aveva modi ben strani”[7] – e Zohra stessa “Sì, certo, Zohra è una donna gentile ed educata, ma resta pur sempre una colf. E nel palazzo lo sapevano tutti”[8]. Dopo tanti anni in Francia, il modus vivendi e la tipica mentalità appartenente alla classe media francese sono stati ormai del tutto acquisiti dall’immigrato tunisino “mi sono integrato […] e ho iniziato a comportarmi come un francese, cosa che mi ha facilitato”[9]. Tuttavia, man mano che il rapporto con Zohra si fa più intenso, il protagonista comincia a vivere una sorta di schizofrenia: francese con la moglie, tunisino con Zohra e poi anche il contrario. Dagli scambi tra Kamal e Brigitte, una classica coppia mista, emergono le difficoltà incontrate da un immigrato in un contesto più intimo e familiare e come spesso, inevitabilmente, la convivenza tra culture si riduca a un “non siamo in Tunisia o in Nord Africa, ricordati che qui siamo in Francia”[10] oppure “vi piace da matti ficcare il naso negli affari degli altri. E sparlare di loro. […] L’ho notato ogni volta che siamo stati in Tunisia[11]. Per quanto Brigitte sia una donna di ampie vedute, il professor Kamal sa perfettamente che non accetterebbe mai di trasferirsi a vivere con lui in Tunisia ma, allo stesso tempo, lui stesso deve ammettere di non averci mai pensato su per davvero “Se devo essere sincero, non ho mai seriamente pensato di tornare in Tunisia, né ne ho mai parlato con Brigitte. Ma sono propenso a credere che non sarebbe d’accordo”[12].

Come una musalsal egiziana di inizio anni Novanta, La vicina si basa su un “gioco di seduzione”, su sguardi che si incrociano, detti e non detti, abbracci imbarazzati, ma anche fraintendimenti, gelosia e, soprattutto, molta ma molta ironia. È ironico da parte di Selmi affrontare un fenomeno complesso quale è l’immigrazione, attraverso gli occhi di un immigrato che osserva i suoi stessi connazionali che vivono a Parigi, e lo è ancora di più se non si tratta del classico immigrato, ma di un privilegiato che inconsapevolmente ha fatto suoi i pregiudizi che l’uomo della strada, il francese medio, nutre nei confronti degli stranieri. Grazie all’innamoramento del professor Kamal, che a sessant’anni si trasforma in un adolescente alla prima cotta, “un po’ come se nelle vene mi scorresse sangue fresco”[13], Selmi smaschera le contraddizioni vissute dal protagonista che da un lato con Zohra si sente tunisino, ma dall’altro, allo stesso tempo, è troppo abituato a comportarsi in ogni situazione come farebbe un francese.

La vicina è un vivido affresco della quotidianità vissuta nelle grandi città europee, che sempre più, come il palazzo in cui abita il professor Kamal, si stanno trasformando in crogioli di culture: sta a noi farne un valore.

Per le notizie biografiche su Habib Selmi e un’analisi dettagliata delle sue opere precedenti, rimando all’articolo “La Tunisia tra passato e futuro ne Le donne di al-Basatin di Habib Selmi”[14] di Z. Abd El Sattar e alla recensione “Le donne di al-Basatin”[15] di A. d’Esposito, entrambi pubblicati qui su riveArabe, link in nota.

Per un approfondimento più generale sulla letteratura tunisina contemporanea scritta in arabo, rimando all’articolo “La letteratura tunisina parla arabo” di J. Guardi, uscito su ANBAMED APS per la Multiculturalità[16] e ripubblicato qui su riveArabe[17], entrambi i link in nota.


[1] La vicina, Habib Selmi, Emuse, 2025, traduzione di E. Bartuli, pag.11

[2] https://emusebooks.com/libri/la_vicina/

[3] Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente, Edward W. Said, Gamberetti Editrice, Roma, 1998, traduzione di S. Chiarini e A. Tagliavini, pag.95

[4] La vicina, pag. 80

[5] Ivi, pag.7

[6] Ivi, pag.39

[7] Ivi, pag.17

[8] Ibidem.

[9] Ibidem.

[10] Ivi, pag.20

[11] Ivi, pag. 93

[12] Ivi, pag.197

[13] Ivi, pag.29

[14] https://rivearabe.com/2021/11/22/la-tunisia-tra-passato-e-futuro-ne-le-donne-di-al-basatin-di-habib-selmi/

[15] https://rivearabe.com/2021/11/22/le-donne-di-al-basatin-nei-loro-appartamenti%ef%bf%bc/

[16] https://www.anbamed.it/2022/12/18/finestra-sulle-rive-arabe-n-8-la-letteratura-tunisina-parla-arabo/

[17] https://rivearabe.com/2023/02/18/la-letteratura-tunisina-parla-arabo/

Exit mobile version