Di Federica Pistono
L’intervista al noto romanziere egiziano Ashraf al-Ashmawi, vincitore dello Sheikh Zayed Award (SZBA) per la categoria Letteratura 2026, segue l’articolo pubblicato su Rive arabe in data 27 aprile 2026.
1- Lei è stato magistrato, giurista e scrittore. In che modo la sua esperienza nel mondo del diritto ha influenzato il suo modo di costruire personaggi, conflitti e storie?
La mia esperienza in ambito giudiziario mi ha indubbiamente influenzato, ma non mi ha portato a scrivere romanzi su tribunali, processi o crimini, quanto piuttosto mi ha offerto una rara opportunità di riflettere sulla psiche umana. Un giudice vede una persona nei suoi momenti di debolezza, vulnerabilità, avidità, paura, amore e odio. Si rende conto di come una piccola decisione possa alterare totalmente i destini degli individui. Ma lo scrittore che è in me reinterpreta ciò che il giudice osserva in una forma diversa, più profonda. Pertanto, ho imparato dal mio lavoro e dalla mia esperienza in magistratura a cercare sempre le profonde motivazioni umane dei criminali. In tribunale non esiste il male assoluto né il bene assoluto, e lo stesso vale per i romanzi e la vita. Credo che storie e vite costituiscano rette parallele.
2- Nei suoi romanzi, storia e finzione s’intrecciano spesso. Che cosa le offre il romanzo storico che la narrativa ambientata esclusivamente nel presente non riesce a dare?
A mio avviso, un romanzo storico deve essere permeato di immaginazione; altrimenti, diventa un mero documentario e lo scrittore, a sua volta, si trasforma in uno storico, perdendo completamente la sua dimensione artistica. Quando scrivo un romanzo storico, per me la storia non rappresenta solo il passato, ma il presente nella sua forma più pura. Scrivo senza immediatezza né ricorso alla cronaca, ponendo la storia sullo sfondo piuttosto che in primo piano. Creo personaggi che interagiscono con figure storiche ben note, rivelando una prospettiva diversa che tuttavia riflette la verità. Faccio questo affinché il lettore percepisca il mio sforzo di ricostruzione del passato senza affermazioni esplicite. Il romanzo storico offre allo scrittore l’opportunità di comprendere le radici della nostra realtà presente e dona al lettore il piacere di scoprire l’umanità attraverso la rivisitazione di epoche diverse. Quando rievoco un periodo storico, non fuggo dalla realtà contemporanea, ma cerco piuttosto di comprenderla attraverso le sue origini. La storia offre ampio spazio all’immaginazione e alla ricostruzione del mondo, dei suoi personaggi e dei suoi eventi in un modo che dà vita al passato e gli permette di interagire con il presente. È importante che i giovani romanzieri comprendano che la narrativa storica debba avere uno scopo che vada oltre la semplice narrazione degli eventi; altrimenti, perderebbe il suo elemento artistico cruciale, l’immaginazione. Tuttavia, secondo la sua domanda, la letteratura contemporanea non nega il valore della narrativa storica nei suoi elementi e obiettivi; anzi, cerca di raggiungere i suoi scopi attraverso un approccio diverso. Credo però anche che l’attuale proliferazione di romanzi storici di autori arabi ed egiziani rappresenti a volte una semplificazione di idee preesistenti intessute in trame drammatiche preconfezionate – una trappola in cui molti autori stanno cadendo.
3- I suoi romanzi affrontano temi come la giustizia, l’uguaglianza, il potere e le tensioni sociali. Quale di questi temi ritiene più urgente per comprendere la società egiziana contemporanea?
Credo che il tema della giustizia, nel suo senso più ampio, sia il più urgente. La giustizia sociale, le pari opportunità e la consapevolezza del diritto di ogni persona a un posto nella società, sono le questioni più importanti, pericolose e significative in un mondo caotico e in rapida evoluzione che non presta attenzione ai più fragili. Credo che quando le persone considerano appagato il proprio senso di giustizia, diventi possibile contenere molte altre tensioni. La letteratura forse non offre soluzioni dirette, ma ci aiuta a comprendere più a fondo i problemi umani, e questo di per sé è un passo importante verso la comprensione, ed è ciò che cerco di fare ogni volta nei miei romanzi.
4- Quali sono gli scrittori egiziani e internazionali che hanno maggiormente influenzato il suo percorso letterario? E quali sono le lezioni più importanti che ha appreso dalle loro opere?
Ho letto moltissimi romanzi, ma sono stato particolarmente influenzato da alcuni scrittori egiziani, in particolare da Nagib Mahfuz, da cui ho imparato la disciplina e la precisione nella struttura narrativa. Importante è stato l’influsso di Youssef Idris nella comprensione dei personaggi egiziani e nella satira delle condizioni sociali attraverso la cruda ironia in cui eccelleva. Sono stato influenzato anche dal grande Fathi Ghanem nell’arte di scrivere narrativa e dal maestro della narrazione Khairy Shalaby per la sua incrollabile dedizione all’arte di raccontare. Inoltre, devo ammettere la rilevanza, nella mia formazione, di numerosi romanzieri internazionali come Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Gabriel García Márquez, George Orwell e il grande Balzac, fondatore della scuola scenica nella letteratura francese, che ora seguo. Credo di aver imparato da loro anche che un romanzo non è solo una storia, ma una visione profonda e ampia del mondo che mi circonda e dell’umanità in generale. La vera letteratura è umana e deve trascendere i confini.
5- I suoi romanzi sono ricchi di personaggi complessi che spesso si trovano ad affrontare dilemmi morali e umani. Cosa le interessa di più della psiche umana quando inizia a scrivere una nuova opera?
Ciò che mi interessa di più è sono le contraddizioni e la complessità della natura degli esseri umani, che per me è difficile da comprendere appieno. Perché a volte le persone si comportano in modo tale da contraddire le proprie convinzioni? Come può una brava persona arrivare a commettere un grave errore e diventare un criminale in un momento cruciale della propria vita, senza aver mai previsto una simile possibilità? Come può qualcuno, dietro un’apparenza di equilibrio e solidità, nascondere una grande vulnerabilità, che nessuno scopre finché non è troppo tardi? Sono queste zone grigie che danno vita ai miei personaggi e li rendono più credibili. Sono sempre alla ricerca del momento cruciale di trasformazione nella vita delle persone, quell’attimo in cui un essere umano si trova sull’orlo di un precipizio, ponendosi domande cui non trova risposta, o cui trova una risposta fuorviante, inaugurando così una nuova fase della propria esistenza. Le due diverse situazioni risultano molto interessanti da un punto di vista narrativo.
6- In diverse interviste ha affermato che è l’idea a determinare l’epoca in cui ambientare un romanzo. Ritiene che oggi gli scrittori abbiano ancora la possibilità di raccontare il presente in modo originale e sorprendente?
Certamente, l’idea deve guidare il periodo storico, non il contrario. Altrimenti, la scrittura romanzesca diventa intenzionale, e l’intenzionalità è contraria all’arte. Per esempio, non dico: “Voglio scrivere un romanzo su Alessandria”, ma magari sono interessato alle comunità straniere che vivevano in quella città e al loro rapporto con il resto della società. Quindi, sposto il focus su Alessandria e scrivo della comunità greca. Questo è ciò che ha fatto Ibrahim Abd Al Magid nel suo romanzo La casa del gelsomino, ambientato ad Alessandria, per esempio; io ho fatto lo stesso nel mio romanzo La sala di Orfanelli, quando ho selezionato l’idea di descrivere una casa d’aste come scenario di vita. Ho approfondito il periodo intorno alla prima metà del XX secolo al Cairo, anche poco dopo la Rivoluzione di Luglio, e ho scritto in dettaglio sugli ebrei egiziani e sul loro controllo sulle case d’asta in quel tempo.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, personalmente, quando non riuscirò più a presentare ai lettori una narrazione letteraria nuova, sorprendente e straordinaria, smetterò di pubblicare. A mio parere, la realtà umana è inesauribile. I temi principali possono ripresentarsi, ma le prospettive da cui li osserviamo sono infinite. Ogni generazione ha le sue istanze, il suo linguaggio e la sua esperienza specifica. Pertanto, credo che le opportunità di rinnovamento nella narrativa siano ancora significative, forse persino maggiori alla luce delle enormi trasformazioni che il mondo sta vivendo…
7- La società egiziana sta attraversando profonde trasformazioni economiche, culturali e generazionali. Quali sono le alterazioni più evidenti che osserva con interesse e quali aspetti ritiene che la letteratura dovrebbe mettere in luce?
Seguo con interesse le trasformazioni avvenute nella struttura della famiglia e della società egiziana, nel rapporto tra le generazioni, nonché l’impatto della tecnologia e dei social media nel plasmare la consapevolezza, i valori, l’amore, le relazioni umane, il patrimonio culturale e religioso. Mi interessa come, a volte, la società si ribelli a tale urto, altre si sottometta, ma il più delle volte risulti schiacciata sotto il peso dei cambiamenti. Queste alterazioni attuali sollevano nuovi interrogativi sull’identità, l’appartenenza, il destino delle relazioni umane e la loro capacità di sviluppo. Credo che la letteratura debba confrontarsi con questi temi e abbia anche il dovere di documentare queste trasformazioni e riflettere sui loro profondi effetti sull’umanità.
8- Lei ha spesso descritto la scrittura come uno spazio di libertà. Quale ruolo può svolgere oggi il romanzo in una società che si trova ad affrontare complesse sfide politiche, sociali e culturali?
Un romanziere deve essere intelligente e discreto, evitando di essere pretenzioso, affettato o pesante. Dovrebbe esprimere i propri pensieri indirettamente, impiegando simbolismo, allegoria, sogni, fantasia e paradossi ironici per trasmettere tutte le sue idee e opinioni. Un romanzo non è un manifesto politico o un programma di riforme, ma piuttosto uno spazio di libero pensiero. Offre al lettore l’opportunità di vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri personaggi e la mente dell’autore, educandolo all’empatia e alla comprensione delle differenze. In tempi di polarizzazione e tensione, questa funzione diventa più cruciale che mai. Un buon romanzo allarga gli orizzonti e accresce la conoscenza di sé e la comprensione degli altri.
9- Com’è nata l’idea per il suo ultimo libro, Nascite allo zoo?
L’idea è nata dal concetto delle immagini ingannevoli degli altri che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi, mentre magari la realtà è completamente diversa. I tre racconti contenuti in Nascite allo zoo si basano su questo filo conduttore trasparente che li lega, suggerendo l’idea secondo cui l’inganno delle immagini talvolta è più forte della logica razionale. Ho scelto di dare al libro il titolo della terza storia, perché mi sembrava appropriato anche per le prime due. I protagonisti di tutti i racconti soffrono e vivono come animali intrappolati in una gabbia, inconsapevoli delle sbarre di ferro. Si muovono in uno spazio angusto, limitato, illudendosi di essere immensi. Tutti i protagonisti sono “nati allo zoo” e soffrono di fronte all’impossibilità di realizzare un sogno semplice: vivere come esseri umani.
10- Guardando al futuro della narrativa araba, quali nuove tendenze o voci letterarie considera promettenti e interessanti? A quali progetti letterari sta lavorando attualmente?
Onestamente, sono ottimista sul futuro del romanzo arabo riguardo alla generazione di scrittori successiva alla mia, ma nutro preoccupazioni e timori per quello che potrebbe accadere con le generazioni più giovani ancora. Temo l’avanzata dell’intelligenza artificiale e l’avvento degli scrittori virtuali; ora abbiamo molte giovani voci che possiedono il coraggio, il talento e il desiderio di una sperimentazione seria e profonda, autori e autrici come Jokha Al-Harthi, Leila Al Mutawa, Saud Alsanousi, Buthaina Al-Essa, Abdulwahab Hammad, Noura Naji, Nahla Karam, Ahmed Al-Morsi, Dina Shehata, Doaa Ghoneim, Mohamed Abdel Gawad, Mohamed Al-Fouli, Talal Faisal e tanti altri.
Ciò che cattura anche la mia attenzione è il crescente interesse per la narrativa storica, anche se a volte la scrittura non risulta all’altezza delle aspettative. Sono anche attratto dai romanzi che esplorano i margini sociali e le aree dimenticate della memoria; apprezzo le opere che esplorano tali tematiche. A livello personale, per quanto riguarda la mia attività di scrittore, sto lavorando a due progetti. Il primo è un romanzo che mi impegna da quattro anni e che non è ancora completo. Ci torno di tanto in tanto, ma non ho ancora raggiunto una prima stesura definitiva. È un romanzo che nasce da una domanda umana e storica molto semplice che mi assilla: com’è possibile che la storia si ripeta e, pur sapendo questo, l’uomo resti sorpreso di fronte a ogni reiterazione ciclica? Preferisco tenere segreti gli altri dettagli fino a quando l’opera non sarà completata e pronta per la pubblicazione. Cari lettori, il mio secondo progetto consiste nella scrittura di alcuni racconti lunghi, per la prima volta. Non si tratta dei soliti racconti brevi, né di novelle o romanzi brevi come quelli che ho scritto in passato. Iniziano con un incipit simile a quello di un romanzo, contengono dettagli che ricordano le novelle e terminano con un finale accennato, fugace, come avviene in un racconto. Insomma, se non sbaglio, si tratta di un tentativo di scrivere una storia piuttosto lunga, di circa trenta pagine, ma intrisa di elementi narrativi provenienti da generi letterari diversi. Non so se questi racconti avranno successo o meno, ma so che mi diverto moltissimo a scriverli, ed è questo che mi appaga ogni volta. Amo scrivere e lo considero un atto di vita. Quanto alla pubblicazione, alle vendite e ai premi, arriveranno in un secondo momento e, anche se non dovessero concretizzarsi, il piacere principale resta quello di scrivere.
Ashraf Al-Ashmawy
Giugno 2026

