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La Cisterna – Canti per nidi abbandonati di ‘Abdo Khal

La Cisterna – Canti per nidi abbandonati di ‘Abdo Khal

Recensione di Barbara Benini

“La gente del quartiere si svegliò in un’alba satura di richieste di aiuto […] le persone si affollarono vicino al punto di raccolta dei rifiuti per vedere le viscere di un neonato sparse al suolo e cani randagi…”[1] questo è l’incipit del primo capitolo del romanzo La Cisterna – Canti per nidi abbandonati[2], del famoso scrittore saudita ‘Abdo Khal, uscito l’anno scorso per l’Editore Almutawassit[3], nella collana Muta. con la traduzione di H. Benchina.

Si tratta della seconda opera di Khal pubblicata in italiano, la prima, dal titolo Le scintille dell’inferno, vincitrice del Booker nel 2010[4], è uscita con Atmosphere Libri[5] nel 2016, la traduzione è di F. Pistono, che ne ha ampiamente parlato anche su riveArabe al link in nota[6].

Dai pochi passi più sopra citati si può ampiamente percepire come il romanzo di Khal abbia atmosfere cupe, tipiche del noir, non mancano scene splatter, come si è potuto intuire, se volessimo farne una trasposizione cinematografica, si potrebbe immaginare un film anni Ottanta in bianco e nero, qualcosa di simile a The Elephant Man di David Lynch e al suo modo di rappresentare la deformità.

La vicenda si svolge nei bassifondi della città portuale di Gedda, siamo negli anni Sessanta, si intuisce da quei brevi cenni a importanti eventi che hanno cambiato le dinamiche sociali della società saudita, quale l’abolizione della schiavitù per decreto del Re Faysal: “Urlò: ‘Perché proprio adesso l’abolizione della schiavitù?’ […] non riusciva a capire molte cose, soltanto parole come diritti dell’uomo… Non giunse a nessuna motivazione convincente.”[7]

Nei quartieri poveri di Gedda descritti da Khal vivono residenti, immigrati, nobili decaduti, vite che scorrono ai margini della ricca società portuale, ai margini e al di fuori degli sconvolgimenti epocali cui il mondo di allora stava assistendo. La superstizione regna sovrana sulle menti dei più deboli, come nel caso di Omar al-Yardi, il guardiano dei ginn, il pazzo del quartiere, quello tollerato, assecondato da tutti, ma anche motore centrale delle vicende dei protagonisti, con la sua lucida e violenta, come si vedrà, follia. Nel caso di al-Yardi è la sua personalità, la sua anima a essere deforme.

La lotta per la sopravvivenza caratterizza i personaggi, ognuno a suo modo deve ricavarsi un posto nella gerarchia della società in evoluzione, un posto che si è perso quando la propria famiglia si è opposta al cambiamento, come è il caso di Ibrahim Ashur, figlio di nobile stirpe turca, caduta ormai in disgrazia “Gli antenati non avevano previsto che i loro ultimi due frutti avrebbero vissuto tempi duri, […] in un palazzo in rovina, pervasi da una povertà che aveva spazzato via tutte le agiatezze precedenti.”[8] Ibrahim ha il volto deturpato, nasconde la sua deformità al mondo.

Nel quartiere al-Sihrij – la cisterna, appunto – sono tutti alla ricerca di un famoso tesoro lasciato dal nonno Khayri Ashur, nascosto per bene non si sa dove all’interno del palazzo in rovina dal figlio ‘Abd el-Ghafur, “Nei pensieri di tutti si era fissata l’idea che ci fosse una ricchezza inestimabile […] Chiunque camminasse vicino alla casa di Ashur non pensava ad altro che a quel tesoro…”[9]

Un leitmotiv dell’intero romanzo è la ricerca costante di qualcosa che è andato perduto o che non si è mai posseduto, è il caso di Muhammaduh, il terzo protagonista della vicenda, lo schiavo africano amante del calcio. Vuole la cittadinanza, per vivere come tutti gli altri “quando gli giunse all’orecchio la parola schiavo, scoprì che la sua pelle e la sua razza erano maledette, che era stato messo al mondo per essere sminuito, come una moneta comune usata dalla gente in tutto il mondo…”[10]

L’arrabattarsi dei tre personaggi, protagonisti delle vicende, fa de La Cisterna… un interessante spaccato di vita e società. Su al-Jazirah, Munif Khudair Al-Dawi afferma che Khal “… svela i segreti nascosti di questi quartieri… e rivela la realtà… Così facendo, segue le orme di Naguib Mahfouz, che ha rimosso la maschera dal volto del Cairo antico mostrandolo al mondo con i suoi dettagli nascosti…”[11]

Khal è un sapiente architetto di paesaggi romanzeschi, lungo le sue pagine si respirano puzza di carne putrida, muffa di scantinato, sudore di schiavi, si odono le grida dei commercianti, le urla dei folli, le preghiere dei pii, è una Gedda viva, quella che esce dalla penna di Khal, reale, e La Cisterna… è senz’altro una lettura appassionante.

Per la biografia di ‘Abdo Khal rimando alla sopra citata recensione di F. Pistono, il link è in nota.

Per una video recensione de La Cisterna – Canti per nidi abbandonati, a cura di Antonino d’Esposito, rimando al canale YouTube di riveArabe, il link è in nota[12].


[1] La Cisterna – Canti per nidi abbandonati, ‘Abdo Khal, Muta. 2025, p.11

[2] https://www.lafeltrinelli.it/cisterna-canti-per-nidi-abbandonati-libro-abdo-khal/e/9791255910916

[3] https://almutawassit.it/

[4] https://www.theguardian.com/books/2010/mar/03/abdo-khal-arabic-prize

[5] https://www.atmospherelibri.it/prodotto/le-scintille-dellinferno/

[6] https://rivearabe.com/2020/10/12/le-scintille-dellinferno-di-abdo-khal-2/

[7] Ivi, p.253

[8] Ivi, p.26

[9] Ivi, p.30

[10] Ivi, p. 200

[11] https://www.al-jazirah.com/2020/20200208/cm26.htm

[12] https://www.youtube.com/watch?v=FA1NpsC_JBI&t=29s

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