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La vedova scrive lettere in segreto di Tareq Imam[1]

Recensione di Barbara Benini


In questo romanzo dalle tinte gotiche e dalle atmosfere magiche, quasi surreali, si racconta la storia di Malak, una donna sulla quarantina che in seguito alla morte del marito, un facoltoso gioielliere, decide di ritornare nella sua piccola città natale, per trascorrere gli ultimi anni di vita ed essere quindi seppellita in un luogo di sua scelta.
Malak è una donna sola, ma la sua solitudine viene interrotta dall’arrivo delle studentesse di lingua araba, con cui la vedova si impegna quotidianamente in lezioni di scrittura e stile, e che costituiscono il suo unico legame con la realtà esterna della città.
È eccitante e pericoloso insegnare alle ragazze come scrivere ardenti lettere d’amore e la scrittura diventa per Malak un modo per continuare a vivere a contatto con il mondo esterno, al di fuori del suo appartamento – le lettere che scrive sostituiscono gli «avari» messaggi dei display dei cellulari delle ragazze.
Grazie agli esercizi di stile con le sue studentesse, in Malak si risvegliano ricordi ormai sopiti da tempo e si ritrova a cercare la vecchia borsa contenente le lettere che le aveva restituito il suo primo amore, quando il loro progetto di matrimonio era andato in fumo. Rileggendo quelle vecchie missive, come fa con quelle delle sue alunne, Malak inizia a correggerle e a riscriverle, immaginando come sarebbe stata la sua vita se non avesse sposato il gioielliere.
Man mano che il rapporto di confidenza tra Malak e le ragazze si salda sempre di più, la donna si apre con loro e racconta di suo marito, di come la tenesse segregata in casa, con un cane da guardia, che non aveva il compito di proteggere le ricchezze conservate nella loro villa, ma lei, impedendole di uscire, di avere contatti col mondo esterno.
Malak non è una donna uguale alle altre, non è sottomessa ai canoni della società di provincia, tant’è che anche ora che è vedova non indossa il velo sulla testa e i suoi abiti sono più corti del normale, e seppur di colore nero, per via della vedovanza, sono ricamati a fiori, un vezzo che nessuno può notare, ma che rappresenta quasi il suo grido di protesta e indipendenza contro la tradizione che la costringe a indossare il nero fino alla propria morte.
Le donne sole, nel romanzo di Imam, sono in realtà tre: oltre alla protagonista, c’è la suora del dispensario, situato nella stessa via in cui abita Malak. Sei delle sue consorelle sono ormai morte ed anche lei, come Malak, è in contatto con la vita, grazie al suo lavoro nel dispensario.
Poi c’è Ragà, la segretaria tuttofare, il contatto di Malak con il vicolo, colei che le ragazze definiscono «donna di facili costumi». Sarà Ragà ad avvertirla che in città si è sparsa la voce che durante le sue lezioni si trattano argomenti che non si confanno a delle ragazze perbene. La reputazione infatti è un altro tema del romanzo e l’autore lo esplicita descrivendo una scena cui Malak assiste esterrefatta sulla Corniche della sua città, dove un uomo di una certa età afferra la figlia per i capelli e la trascina via riempiendola di schiaffoni, perché ha osato camminare in compagnia del suo innamorato sul lungofiume. Molte delle ex-studentesse di Malak fanno finta di non conoscerla, abbassano lo sguardo e non la salutano, quando la incontrano per strada, ma lei non se ne fa un cruccio, perché è stato grazie alle sue lettere, se molti matrimoni si sono conclusi e saranno sempre le sue lettere a costituire i bei ricordi cui ricorreranno un giorno quelle stesse ragazze, per sfuggire alla monotonia della vita matrimoniale.
Ne La vedova scrive lettere in segreto Imam è riuscito a raccontare uno degli aspetti che riguardano il vivere femminile tra i meno trattati, senza però cadere nella retorica, nel già detto, o negli stereotipi, ma affrontandolo alla luce dell’immaginazione e della creatività narrativa.

Tareq Imam (Damanhûr, Egitto, 1977) scrittore, critico e giornalista, è stato capo redattore della prestigiosa rivista letteraria egiziana «Al Ibda‘» e della rivista «Al Idha’a wa al Television». Ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Nuovi uccelli incontaminati dall’aria, nel 1995, e di lì è iniziata la sua carriera di scrittore.
Ad oggi ha pubblicato cinque raccolte di racconti e otto romanzi, ottenendo importanti riconoscimenti e premi quali: il So’ad El Sabah (2004) con la raccolta La sonata dei capitani che non vedono il mare; il Sawiris (2009), con il suo primo romanzo, Le mani dell’assassino e con la raccolta Storia di un vecchio che moriva in ogni città che sognava (2012) (2) ; la III Edizione dell’International Flash Fiction Competition Cesar Egido Serrano Foundation, Museum of Words, nella categoria “racconti in lingua araba” (2013), con ‘Ayn – Un occhio.
Il primo romanzo di Imam, Le mani dell’assassino pubblicato in Italia da Atmosphere Libri nel 2016, è anch’esso un noir dalle tinte gotiche, e anche in questo contesto narrativo a fianco del protagonista, un assassino che con una mano scrive poesie e con l’altra uccide le sue vittime per utilizzarne il sangue come inchiostro, troviamo una coprotagonista dal carattere forte, indipendente e coraggioso, la giornalista Hana’.
Ne Il sapore del sonno, del 2019, Imam, considerato uno dei maggiori esponenti del realismo magico della letteratura araba contemporanea, partendo da due romanzi di autori di grande successo, quali La casa delle belle addormentate del giapponese Kawabata – del 1961, in cui il protagonista si reca in una casa privata dove anziani clienti senza più desiderio pagano per trascorrere la notte, coricati di fianco a giovanissime ragazze vergini, con il divieto di avere un rapporto sessuale con le fanciulle – e Memoria delle mie puttane tristi di Gabriel Garcia Marquez, del 2004 – la cui trama si rifà al romanzo di Kawabata in quanto anche qui il protagonista è un anziano che pur desiderando trascorrere la notte con una ragazza vergine, alla fine si limiterà ad osservarne la bellezza e a riflettere sul significato dell’amore – regala un ruolo di primo piano di nuovo a una donna, una delle ragazze del bordello dei due premi Nobel, la quale, come Sheherazade, racconterà la storia della propria vita, e della vita di sua madre – prima tenutaria – giorno dopo giorno, anno dopo anno, componendo un terzo romanzo, all’interno del quale, con lo stile surreale di Imam si narrano le vicende dell’Egitto e, in particolare, di Alessandria, dal 1967 ai giorni nostri.
L’ultimo romanzo di Imam, La maquette del Cairo, del 2020, selezionato nella long list del Booker Arabo 2022, esplora il rapporto della città con l’individuo e, in particolare, con gli artisti emarginati, alla ricerca della propria identità, ma rifiutati da tutti, dalla società e dallo stato.

[1] La vedova scrive lettere in segreto, Poiesis, 2020, traduzione di Barbara Benini


(2) La traduzione inglese, a cura di Katherine Van de Vate, del racconto Occhi di un uomo cieco, tratto dalla raccolta Storia di un vecchio che moriva in ogni città che sognava, è stata pubblicata sulla rivista letteraria «Asymptote» nel dicembre 2020, con il titolo Through sightless eyes.


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