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L’Arabia Saudita di Raja Alem: modernizzazione selvaggia, ermafroditismo, femminismo magico

Articolo di Federica Pistono

  Raja Alem è nata nel 1970 alla Mecca, da una famiglia di giudici.

  Ha pubblicato i suoi scritti sul quotidiano saudita Riyadh newspaper. Nel 1983 si è laureata in Letteratura inglese presso l’Università King Abdul Aziz a Gedda. È stata la prima scrittrice a vincere, a pari merito con il marocchino Mohammed Achaari, il prestigioso International Prize for Arabic Fiction, con il suo romanzo Il collare della colomba.

 La scrittrice appartiene a quella generazione di donne saudite che hanno vissuto le trasformazioni della società saudita degli ultimi decenni, con l’ondata di riforme degli anni Novanta, volte a migliorare la condizione femminile. Le riforme, se da un lato hanno aperto alle donne nuove opportunità nel settore dell’istruzione, non hanno però inciso sulla separazione dei generi, che continuano a non incontrarsi nello spazio pubblico. Il wahhabismo, l’interpretazione oscurantista dell’Islam, adottata nel Paese, non ha allentato la sua morsa sulle donne.

  Tra gli anni Novanta e il primo decennio del nuovo millennio, la Mecca, città santa dei musulmani, meta del pellegrinaggio rituale, ha cambiato radicalmente aspetto, con la distruzione dei quartieri più antichi. I rioni storici, con i palazzi in pietra, le case in argilla e paglia, le terrazze con la vista sulle montagne che circondano la città, sono stati demoliti e, al loro posto, sono sorti grattacieli in vetro e acciaio. La scrittrice, una delle più famose e tradotte del mondo arabo, tratta, nelle sue opere, una molteplicità di temi scottanti, dalle trasformazioni subite dalla Città santa, all’ermafroditismo, alla condizione femminile.

  La trasformazione della Mecca rappresenta la tematica centrale del romanzo Il collare della colomba (Marsilio, 2014, traduzione di M.Avino).

 Il titolo contiene un chiaro riferimento al celebre trattato amoroso del pensatore andaluso Ibn Ḥazm (X-XI sec.), in cui viene celebrato l’Amore in ogni suo aspetto.  Nell’opera si intersecano diversi generi, dalla detective story al testo di denuncia sociale al romanzo psicologico. La vicenda si articola in due parti: la prima si svolge nella Città santa, la seconda, tra la Spagna e l’Arabia Saudita. La trama è complessa ma avvincente. Nell’antico vicolo di Aburrùs si verificano misteriosi crimini. Viene uccisa una ragazza, il cui cadavere nudo è ritrovato per strada; delle indagini è incaricato il commissario di polizia Nasser al-Qaḥtani, che deve risolvere un autentico rompicapo, giacché, nel corso dell’inchiesta, deve far luce anche sull’oscura scomparsa di una seconda giovane, Aischa, la maestra del quartiere. L’indagine che investe la Città santa porta alla luce un ambiente oppressivo, attraversato da storie di corruzione, droga e prostituzione, e perfino da una volontà perversa di modificare il volto stesso della città. Addirittura, viene svelato un piano diabolico, volto a creare una nuova Kaaba, un immenso mostro di acciaio e cemento che dovrebbe rimpiazzare il tradizionale centro del culto islamico.

  Nell’opera si nota il ricorso a un artificio letterario: a raccontare in prima persona la storia è lo stesso Aburrùs, il Vicolo delle Teste, abitato dalla maggioranza dei personaggi, narratore onnisciente che, in alcuni capitoli, racconta la sua storia e quella dei suoi abitanti.  

  Il romanzo può essere letto come una celebrazione della città santa dell’Islam che, al pari di molte altre aree del mondo arabo, rischia di essere snaturata da individui senza scrupoli che, per avidità di denaro e sete di potere, vogliono sostituire siti antichi, simbolo di storia e tradizioni, con edifici moderni.

  La città santa della Mecca è protagonista di un altro romanzo di Raja Alem, Khatem, una bambina d’Arabia (Atmosphere libri, 2016, traduzione di F. Pistono), un romanzo che ha suscitato qualche polemica, perché tratta, con finezza e sensibilità, il tema dell’ermafroditismo.

  Khatem, infatti, figlia di uno sceicco della Mecca cosmopolita dell’inizio del XX secolo, è una bambina diversa dalle altre. Nata dopo cinque figlie femmine, che costringono il padre ad adottare il figlio di un servo per perpetuare il nome della famiglia, venuta al mondo senza l’ausilio di una levatrice, pallida ed emaciata, ha l’aspetto di un ragazzo. Il segreto accompagna la protagonista dall’infanzia all’adolescenza, fino all’incontro con una musicista siriana, che l’aiuta a comprendere la sua natura di ermafrodita. Non uomo, non donna, ma essere umano nella sua completezza, Khatem vive una doppia vita: all’interno della casa, abita nella zona riservata alle donne, indossando abiti femminili, mentre, fuori di casa, si muove liberamente, come un ragazzo, vestita in abiti maschili.

 Con dovizia di particolari, Raja Alem ricrea un mondo ai più sconosciuto, evocandone l’atmosfera anche attraverso un richiamo alla tradizione della mistica islamica, in cui la musica e le arti, temi cardine del romanzo, non sono solo divertimento e occasione di ritrovo, ma anche tramite attraverso il quale l’uomo raggiunge la completa realizzazione dell’essere, della propria identità e, non da ultimo, la comunione con il creato e il suo Creatore.

 Tramite le vicende dei personaggi, il lettore scopre anche l’altro volto della Mecca, una città che nell’immaginario collettivo è solamente legata al rito del Pellegrinaggio dei musulmani, ma che, all’interno del romanzo, si mostra come una città viva, cosmopolita, multietnica e per nulla differente dalle altre metropoli dell’epoca. I quartieri malfamati, i bordelli, i fumatori di hashish, gli assassini, descritti dalla Alem, sono elementi che restituiscono della città un’immagine un po’ più realistica al lettore occidentale, abituato a immaginarla come un luogo avulso da ogni genere di peccato, quasi circondato da un’aura di sacralità.

  Il romanzo che più di ogni altro, tratta la condizione femminile è Fatma (MR Editori, 2022, traduzione di F. Pistono).  Nel romanzo, l’autrice si serve tanto di uno stile realistico quanto del realismo magico per creare un’opera al servizio del progetto femminista di critica alle consuetudini e alle pratiche maschiliste e patriarcali della società saudita contemporanea. Nell’opera, Il favoloso e il reale convergono per evocare un universo misterioso in cui si uniscono tempi e spazi diversi, mettendo in discussione le convinzioni e gli usi della società saudita su genere, ideologia di genere e questione femminile.

   L’interesse della Alem per la poetica magica femminista scaturisce dalla sua difesa delle stesse questioni femministe che preoccupano molte altre scrittrici saudite, che tentano di ridefinire i modelli opprimenti della loro vita.

  Il romanzo può essere letto semplicemente a livello realistico, come la storia di una donna maltrattata dal marito e scacciata di casa dopo vent’anni di matrimonio senza amore. Tuttavia, accanto alla storia di infelicità coniugale narrata secondo i canoni del realismo, si fa strada costantemente un’altra modalità di narrare una realtà magicamente percepita: leggiamo così un’opera colorata dagli elementi del favoloso, del fantastico e del mitologico, volta a sottolineare l’opposizione binaria tra realtà e finzione, materia e spirito, maschio e femmina.

Per approfondire

Paola Viviani, Intrighi alla Mecca nel recente romanzo di Rağā’ ‘Ālim [Raja Alem], Ṭawq al- ḥamāmah (Il collare della colomba), al-Markaz al-ṯaqāfī al-‘arabī, Dār al-Bayḍā’ 2010, in “La rivista di Arablit”, Anno I, numero 1, giugno 2011.

Ghadir K. Zannoun, Fantasy, Mysticism, and Eroticism in Raja’s Alem Fatma, in The Non Exotic Erotic, Vol 1, No 2, Winter 2015.

Maria Avino, L’anima dei luoghi e la modernità. Le trasformazioni urbane della Mecca in Ṭawq al-ḥamān, di Raǧā’ ʿĀlim, in “La Rivista di Arablit”, Anno VIII, numero 16, dicembre 2018. 

D. Cananzi, A. Mastropietro, G. Silvestri, Dei confini dell’identità e di altri demoni. La diversità tra letteratura e diritto. Festival della letteratura e del diritto-IV edizione 2017, 2018, Giappichelli. 

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